Questo sito contribuisce alla audience di

Contaminazioni: arte e fumetto

Negli anni Sessanta Roy Lichtenstein apriva la strada a una nuova considerazione del fumetto da parte della cultura e, in particolare, del mondo dell'arte: con l'artista newyorkese il linguaggio fumettistico, con le sue figure e parole stereotipate viene ad assumere un ruolo privilegiato. Negli stessi anni Andy Warhol realizzava quadri con immagini di comics e successivamente molti altri artisti hanno utilizzato nelle loro opere elementi tratti da questo universo iconico. (pezzo tratto dal sito vernicefresca@artenauta.com, newsletter del 18 Gennaio 2002)

Tra gli esponenti della graffiti art, Keit Hering ha sviluppato uno stile sintetico e creato figure molto vicini al mondo fumettistico. È proprio a partire dagli anni Sessanta che si afferma progressivamente una rivalutazione critica delle qualità estetiche dei disegnatori di fumetti e degli illustratori (per citare alcuni dei più noti, considerati alla stregua di artisti, S. Steinberg, C. Schultz e Altan).
Se la pop art americana può considerarsi come il principale punto di raccordo tra arte e fumetto, negli ultimi decenni le contaminazioni tra questi due generi si sono fatte sempre più frequenti, assumendo di volta in volta soluzioni differenti: un esempio è certamente dato da Paul Mc Carthy, l’artista californiano a cui di recente la nuova Tate Liverpool ha dedicato una grande rassegna; egli, attraverso video, performance, sculture e disegni - in cui è possibile cogliere reminiscenze pop - utilizza l’immaginario infantile per mettere in scena i lati più oscuri del consumismo e della cultura dei mass-media; inoltre, ispirandosi ai personaggi dei cartoons, con una particolare predilezione per la figura di Pinocchio, spiazza l’osservatore creando atmosfere stranianti.
Lo stesso effetto, a volte anche “raggelante”, è ottenuto dalle opere del giovane gruppo canadese The Royal Art Lodge a cui la Galleria Perugi di Padova ha ultimamente dedicato una mostra, dove emergeva lo spirito giocoso e l’humour, spesso nero, dei sei giovani che compongono il gruppo.
“In fumo. Arte, fumetto, comunicazione” è il titolo della rassegna che la Galleria d’arte moderna e contemporanea di Bergamo ha recentemente dedicato ai maestri del fumetto e dell’illustrazione e che ha riunito una trentina di artisti, da Warhol a Haring, da Lichtenstein a Basquiat e a Takashi Murakami, giovane esponente della scuola nipponica di oggi. L’interessante mostra, conclusasi lo scorso 6 gennaio, ha permesso ancora una volta di sottolineare lo stretto rapporto esistente tra comics e arte ed individuare gli scambi e i debiti, a volte nascosti, tra queste due realtà.
Infine il P.S.1 di New York ospita fino al 20 gennaio la mostra “Animations” che ripercorre la storia recente delle relazioni tra arte visiva e animazione, spaziando dalle produzioni commerciali e sperimentali, dai media analogici e digitali, fino alla grafica animata e al disegno in 3D.