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Il mio esame di maturità

Provo a fare un tuffo nel passato, agli anni del liceo, per ricordare il mio esame di maturità.

Ne è passato di tempo dai giorni in cui mi sono diplomata al liceo classico. E ci sono stati un bel pò di cambiamenti, da allora, nel modo di rapportarsi con i metodi e le materie di studio. Non che io abbia cinquant’anni, ma sono della classe ‘72 e percepisco alcune differenze, fra me e gli studenti di oggi, in modo più o meno marcato.

La prima cosa che mi viene in mente, ripensandoci, è lo stress per la preparazione… i giorni e le notti (eh si! le notti… beh!… qualcuna) passati sui libri. Allora non si studiavano tutte le materie, ce n’erano appena un paio da preparare, ma l’esame era effettuato da una Commissione Esterna. Io avevo scelto Italiano e Filosofia e sapevo che il Membro Esterno di Filosofia era tedesco, almeno nel nome, e mi spaventava un bel po’.

Tra i ricordi confusi, affiorano però immagini precise, come la faccia dei miei compagni di classe, la stessa che avevo io, tra il divertito e il terrorizzato, la mattina prima di entrare per i compiti scritti. Delle due prove scritte, Italiano e Greco… mi tornano in mente i cancelli che si aprono… e la corsa ai posti migliori. Secondo un certo criterio logico avevamo capito che i posti migliori non si trovavano né indietro né avanti, ma al centro di una lunghissima fila di banchi, sistemati, apposta per il “supplizio”, lungo i corridoi del nostro istituto. Credo di aver visto anche una scarpa, per le scale, mentre mi precipitavo su… verso la meta… sembravamo una mandria di bufali allo sbando.

Il ricordo più bello che ho è… la mia prof d’italiano che mi manda a chiamare, mentre sono già quasi giù in strada, dopo il mio esame orale, per dirmi che il professore “tedesco”, mi faceva i complimenti per la mia preparazione.

Loredana