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L'epoca d'oro del fumetto

L'epoca d'oro del fumetto ha avuto inizio al principio del nostro secolo, contemporaneamente alla diffusione della stampa quotidiana, e si è conclusa con lo scoppio della seconda guerra mondiale.

Gli eroi dell’epoca d’oro del fumetto furono eroi di ogni tipo: c’erano quelli creati apposta per far sorridere, e quelli creati per dar vita ad avventure nella giungla (Tarzan), nel mondo della malavita (Dick Tracy), in quello della magia (Mandrake), in quello straordinario e inverosimile della fantascienza (Flash Gordon, Superman); avevano però tutti, come elemento comune, il mistero e il fascino derivati dalle cose che possono accadere solo nel mondo della fantasia.

I fumetti sono nati anagraficamente e logisticamente negli Stati Uniti: nel 1892 apparvero sul giornale Examiner le prime storie comiche con un certo J. Swinnerton come protagonista. Nel 1894 un altro giornale americano, Hearst, diede enorme diffusione ai comics (le strisce comiche), che conquistarono in breve milioni di lettori. E proprio negli Stati Uniti i fumetti sono diventati la forma d’arte contemporanea più viva e popolare. L’evasione che offrono, il processo di identificazione che creano nel lettore, i mezzi estremamente semplici dei quali si servono cioè il disegno e pochi stringati testi, hanno imposto i fumetti dappertutto. E’ per questo motivo che sono divenuti uno dei più potenti mass media della civiltà del nostro secolo.

Nati inizialmente con il mero scopo di divertire e attirare i figli degli acquirenti dei quotidiani, hanno finito per coinvolgere tutto il pubblico, indipendentemente dall’età e dalla condizione socio-economica.

Milton Caniff, uno dei massimi esponenti della comic art, che ha elevato il fumetto ad un livello artistico notevole e che va considerato il collegamento fra l’età d’oro e quella contemporanea (posteriore alla fine della seconda guerra mondiale), ha affermato:

Chester Gould creatore di Dick Tracy

“Gli artisti dei fumetti si divertono con il loro lavoro. Alcuni di noi sono frivoli, altri molto seri. Tutti quanti siamo però impegnati a parlare quotidianamente alla gente, rendendola più felice e più pensierosa, o anche più critica e aperta. Per tanti anni noi abbiamo lavorato con serietà, responsabili verso i lettori come una società verso i suoi azionisti. Il pubblico è il nostro giudice: cento milioni di persone non possono sbagliare tutte assieme”.