Le lingue romanze derivano gran parte del loro lessico dal
latino antico, sia pure con certe alterazioni fonetiche (es.
viridis = verde; plebs = pieve), mentre, per quel
che riguarda la morfologia e la sintassi, le trasformazioni
sono più decise (sono, ad es., totalmente cadute le
declinazioni delle parole). Tuttavia si avverte una maggiore
somiglianza fra le lingue nuove e l’antica se le confrontiamo
non col latino letterario che leggiamo nelle opere dei grandi
scrittori antichi, ma con quello parlato, del quale abbiamo
testimonianze scarse ma significative.
Latino letterario
e latino parlato non sono due lingue distinte, ma la medesima
lingua usata con modi e finalità espressive diversi. Il latino
letterario è la lingua degli scrittori, caratterizzata da una
certa sceltezza ed eleganza di vocaboli e di costrutti, mentre
quello parlato ha la scioltezza e semplicità della
conversazione quotidiana e familiare, anche se guarda alla
lingua degli scrittori come a un modello al quale i parlanti
tanto più s’ispirano quanto maggiore è la loro cultura. Tale
differenza sussiste anche oggi, in ogni lingua, ma mentre ora
si tende a scrivere come si parla, nei tempi antichi lo
scrivere era soggetto a una rigida regolamentazione retorica,
cosicché il latino letterario subì, col tempo, delle variazioni
- come ogni lingua - ma meno rapide e integrali di quelle del
latino parlato.

Olisea Caddia








