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2 - Le lingue romanze (seconda parte)

Continua il viaggio nella nascita della lingua italiana, siamo proprio agli albori, quando dalla lingua latina nascono nuove lingue.

Le lingue romanze derivano gran parte del loro lessico dal

latino antico, sia pure con certe alterazioni fonetiche (es.

viridis = verde; plebs = pieve), mentre, per quel

che riguarda la morfologia e la sintassi, le trasformazioni

sono più decise (sono, ad es., totalmente cadute le

declinazioni delle parole). Tuttavia si avverte una maggiore

somiglianza fra le lingue nuove e l’antica se le confrontiamo

non col latino letterario che leggiamo nelle opere dei grandi

scrittori antichi, ma con quello parlato, del quale abbiamo

testimonianze scarse ma significative.

Latino letterario

e latino parlato non sono due lingue distinte, ma la medesima

lingua usata con modi e finalità espressive diversi. Il latino

letterario è la lingua degli scrittori, caratterizzata da una

certa sceltezza ed eleganza di vocaboli e di costrutti, mentre

quello parlato ha la scioltezza e semplicità della

conversazione quotidiana e familiare, anche se guarda alla

lingua degli scrittori come a un modello al quale i parlanti

tanto più s’ispirano quanto maggiore è la loro cultura. Tale

differenza sussiste anche oggi, in ogni lingua, ma mentre ora

si tende a scrivere come si parla, nei tempi antichi lo

scrivere era soggetto a una rigida regolamentazione retorica,

cosicché il latino letterario subì, col tempo, delle variazioni

- come ogni lingua - ma meno rapide e integrali di quelle del

latino parlato.