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3 - Le Lingue romanze (terza parte)

Continuiamo il percorso della nostra lingua dal Latino all'italiano.

In quest’ultimo notiamo, fin dai tempi più antichi, dei caratteri che lo avvicinano alle

lingue romanze: ad es., la tendenza a lasciare cadere le consonanti finali della

declinazione, e l’uso conseguente di preposizioni per descrivere i vari complementi,

l’introduzione di forme perifrastiche (es. amare habeo, invece del futuro

amabo, donde il nostro amar-ò = amerò), la caduta di vocali e consonanti nel

corso della parola (es., mensemmesem = mese; oculusoclus =

occhio; vetulusvetlus = vecchio), l’uso comune di vocaboli diversi da

quelli usati nelle scritture (es. bucca = bocca, al posto di os;

caballus = cavallo, al posto di equus).

Le lingue romanze si rifanno al

latino parlato, alle forme più popolari e comuni; per questo furono dette, originariamente

volgari, per distinguerle dal Latino letterario che il Medioevo continuava ad usare

nelle scritture e che era la lingua comune dei dotti.