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LA FORMAZIONE DELLA LINGUA LETTERARIA ITALIANA - seconda parte

Si arriva alla lingua letteraria italiana.....

 

Più tardi,
l’intenso rigoglio di vita dell’età comunale spinge le diverse popolazioni a
contatti politici e commerciali frequenti, favorendo così il formarsi di una
lingua che sia comunemente intesa. Tutti questi fatti aprono lentamente al
volgare la via della scrittura, anche se, per ora, limitata a necessità pratiche
più che artistiche, e la scrittura comporta sempre una esigenza di
regolamentazione della lingua stessa.

 

Per tutto il Duecento, i
documenti in prosa rimangono in un ambito dialettale, anche se già il Toscano è
in vantaggio sugli altri dialetti perché più degli altri nel solco della
latinità e più facile ad essere tradotto in scrittura nel sistema grafico
latino. Un linguaggio letterario vero e proprio si forma invece alla corte di
Federico II re di Sicilia, insieme con la prima poesia italiana scritta con
intendimento artistico.

 

Ben presto, però, il primato
passa alla Toscana. Mentre i siciliani si accostano, eliminando le
caratteristiche locali più spiccate della loro lingua, al latino e al
provenzale, nel Trecento Dante e il Tetrarca diverranno un modello di lingua,
oltre che di stile, per tutti i poeti nostri, e alla loro opera si conformerà la
lingua poetica italiana, mentre il Boccaccia darà l’avvio alla prosa
d’arte.

 

Solo nel Cinquecento
tuttavia, si avrà una lingua letteraria comune a tutta l’Italia: sarà il
fiorentino letterario che costituirà il fondamento della lingua scritta di tutta
la nazione; e non si chiamerà più volgare ma lingua
italiana
.