Se, come abbiamo visto, è abbastanza semplice individuare le tracce del passato nella città contemporanea, è forse possibile scorgere anche i segni della città futura?
Intorno agli anni Sessanta la grande crescita economica (il cosiddetto boom) ha trasformato l’Italia da paese povero e in larga misura rurale in uno dei paesi più ricchi e industrializzati del mondo. La popolazione urbana è cresciuta, non solo nelle grandi città come Milano, Torino e Roma ma soprattutto nei comuni e nelle aree circostanti. Come abbiamo visto, infatti, le città italiane hanno quasi tutte centri storici di origine medievale, quindi densamente abitati: le case per i nuovi immigrati hanno dovuto perciò trovar posto nelle periferie, sempre più lontano dal centro.
Così, tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta si è diffuso il fenomeno del pendolarismo, cioè lo spostamento giornaliero dalla casa al luogo di lavoro (e ritorno) di grandi masse di lavoratori. Per favorire l’uso dell’automobile da parte dei “pendolari” è stata creata una rete stradale sempre più ampia e fitta, che ha permesso alle periferie delle grandi città di estendersi sul territorio per un raggio di parecchi chilometri.

Olisea Caddia








