L’Etna, il più grande vulcano europeo, dà luogo ad eruzioni frequenti, sia delle bocche che si trovano sulla cima del cono si da centinaia di bocche laterali. Benché la lava spesso minacci i paesi circostanti (nel 1969 arrivò fino a Catania), le eruzioni sono relativamente tranquille, anche se possono durare a lungo. Per questo la sua attività può essere studiata senza rischi eccessivi; sul vulcano è infatti installata la sede di un importante osservatorio vulcanologico.
I vulcani delle Eolie e il Vesuvio hanno un’attività meno frequente, ma assai più pericolosa di quella dell’Etna. Come presso gli archi vulcanici che circondano l’Oceano Pacifico, il magma prodotto in profondità è qui assai più ricco di gas e dà quindi luogo a eruzioni molto più violente e con effetti spesso catastrofici.
Nel caso di Stromboli, un’isola delle Eolie, i magmi sono ancora piuttosto fluidi e le eruzioni sono regolari e relativamente innocue: il magma ristagna nel cratere, dove comincia a solidificare; i gas però si accumulano sotto la crosta superficiale vetrosa e a intervalli di qualche minuto, o di poche ore, danno luogo ad esplosioni che gettano in aria brandelli di lava e scorie vetrose. A Vulcano, altra isola delle Eolie, la lava è meno fluida e tende a solidificare bloccando la parte alta del condotto vulcanico. I gas rimangono così intrappolati e si accumulano fino a quando la pressione riesce a fare saltare il “tappo”.
L’esplosione è allora violentissima e coinvolge anche la sommità del cono. Brandelli di lava e scorie vetrose vengono scagliati per aria e si forma una grande nube a fungo, ricca di gas e vapore, simile a quella delle esplosioni nucleari.
Le eruzioni del Vesuvio, come quella del 79 d.C., sono ancora più violente. Il magma, ricchissimo di gas, viene proiettato a velocità di centinaia di km/h come attraverso la canna di un fucile, fino a raggiungere diversi chilometri di altezza. La colonna di vapori, gas e “gocce” di lava si espande poi a ombrello e dà luogo a una caduta di pomici.

Olisea Caddia








