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Bianche ali - Marianna Montenero

Recensione di Sabina Leonetti (La Gazzetta del Mezzogiorno)

Desiderio, immaginazione, forza di volontà, spirito creativo: una miscela di stati d’animo prende forma e contenuto nella fiaba per adulti, edita da Palomar - Bari, della scrittrice andriese Marianna Montenero. L’autrice, classe 1973, laureata in Lingue e Letterature Straniere, cimentatasi lo scorso anno con una raccolta di poesie “In un pensiero solo”, Edizioni Il Foglio, conferma nel racconto in prosa la sua vera passione.

Il protagonista è Davide, trent’anni, sensibile e pieno di vita, alle spalle un’infanzia ed un’adolescenza non facili, ed un amore tragicamente finito. Ora che ha raggiunto una certa stabilità, si ritrova a fare i conti con una nuova inquietudine. L’incontro con il suo Angelo, una mattina al risveglio, lo costringe ad un’amara verità: dovrà portare sulle sue spalle un paio d’ali invisibili, fastidiose, pesanti, finché non avrà imparato a muoverle con la sua stessa volontà e ad usarle.

Comincia il viaggio sino in fondo a se stesso, una sfida incessante,“una rivincita su tutto il tempo trascorso in modo casuale e banale, per ritrovare quella parte migliore di sé” per cui vale la pena davvero vivere e lottare. Sino all’ultimo incontro che ha in serbo per lui un inaspettato regalo.

Un viaggio che si dipana attraverso due filoni sapientemente intrecciati: la revisione delle proprie scelte di vita, dei propri limiti - l’infanzia dura, lo spirito libero e contraddittorio, l’impossibilità di concentrarsi sul sogno -,  il ricorso all’espediente letterario, la delicata immagine delle bianche ali, per riscattare l’essenza più autentica di sé, la parte creativa rimossa dalla paura.

Una ricerca spasmodica che provoca scompiglio, ma segna la metamorfosi del personaggio.

Un percorso che prende le mosse dal dubbio e dalla rassegnazione fatalista fino alla rielaborazione personale convinta, al recupero della volontà decisionale tarpata, con il superamento di quegli ostacoli che impedivano il cambiamento. Una sorta di liberazione da un peso interiore, - le ali ingombranti – legato a problemi contingenti, piuttosto che all’espressione del proprio animo e della propria sensibilità.

Personaggio drammatico quello di Davide, ma sostanzialmente positivo, conturbato da sensi di colpa e d’impotenza, dal timore velleitario di accontentarsi di quello che ha, piuttosto che sfidare l’ignoto e sperimentare il disagio e l’angoscia dell’incertezza, soggiogato dalla “paura di rischiare che toglie fiato ai sogni migliori”.

Bianche ali è la liberazione cosciente della volontà, come consapevolezza acquisita della straordinaria risorsa che ci viene offerta di cambiare e ridicolizzare continuamente il nostro “destino” e le nostre scelte. Del resto capita spesso di essere solo appiattiti dal non senso apparente delle situazioni, “da un’immensa, densa e invincibile immobilità, di lasciarsi assorbire nel vuoto di una vita senza alcun senso e cambiamento” dal vortice irrefrenabile del tempo che passa, del tempo irrimediabilmente perduto.

Ma la magia di un incontro o il richiamo della memoria possono rimettere inaspettatamente tutto in discussione. Un sorriso, il ricordo indelebile di uno sguardo, un vigoroso abbraccio: sono le carezze positive sole in grado di trasformare l’esistenza.

“L’uomo ha già la verità dentro di sé, la vita è divenire e non esiste un traguardo solo nella vita di nessuno”.

Il messaggio finale, carico di fiducia e spiritualità, è in quella tela bianca tesa a tracciare un ponte immaginifico tra cielo e terra, ad imprimere un senso al fluire apparentemente ineluttabile: la potenza del sentimento, l’orizzonte illimitato del sogno, il desiderio di speranza, la forza della fede.