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Recensione su "L'urlo del destino" - a cura di The Magitian

Recensione di "The magician", tratta dal blog dialoblog.blog.supereva.it

Recensione di “The magician”, tratta dal blog dialoblog.blog.supereva.it

Mi piace iniziare dalla fine, quella che più di tutti mi è rimasta impressa, non per un motivo cronologico:


Mi avete porto il vostro cuore. Ora siamo una persona sola. Grazie

Devo dire per onestà che in nessuna delle mie letture, alcun autore mi aveva mai ringraziato dell’attenzione che gli avevo dedicato. E’ un’idea originale questa, che mette in relazione autore e lettore, così come è solitamente in modo implicito. Complimenti per l’intuizione!

Andando un po’ più indietro, Matteo fa notare come la storia di Andrea Siloce e dei suoi coprotagonisti sia tutto il frutto di un’invenzione, un’invenzione che gli nasce dalla coscienza dell’irrealtà della realtà. Mica male come pensiero:

Ultimamente ho riflettuto molto su cos’è la realtà, la realtà che menziono continuamente nella mia storia. E ho concluso che non esiste.


Praticamente esiste solo il presente e nel presente non c’è spazio per l’invenzione:


Esiste solo una fase transitoria, una spirale di tempo immaginaria che ti fa crescere i peli e la barba a mano a mano che ti trascina con sè, che ti fa credere tante cose. Ebbene, è giunto il momento di spiegarvi che non esiste Andrea Siloce, né è mai esistito. […] Che non sono mai esistite le sue emozioni struggenti, i suoi pianti, i suoi sensi di colpa, i suoi fervidi desideri.

Fondamentalmente non condivido l’opinione, il che non significa che non sia accettabile. Premetto che preferisco pensare a personaggi che vivono nel romanzo e continuano a vivere anche dopo che il romanzo viene collocato sullo scaffale… Detto questo, mi preme sottolineare come, accettando pure l’idea che i personaggi siano fasulli, altrettanto non si può dire delle emozioni, che dai personaggi si trasferiscono nel lettore ed è questo che gli permette di accettare una storia come reale o come verosimile. E’ questo che fa andare avanti il lettore nel suo compito, che altrimenti sarebbe solo meccanico. Ed è questo che permette al lettore di ricordare il romanzo: le emozioni non sono solo al presente, ma soprattutto sono al passato e al futuro.

Ora, personalmente, il romanzo mi è piaciuto nei suoi ultimi 5 capitoli. La sua essenza sta lì, il romanzo si autofonda e potrebbe iniziare e concludersi lì. Non è una constatazione di nullità del resto, sia chiaro; è semplicemente l’attestazione di come un lettore come me si sente partecipe solo in quei momenti in cui il destino di Andrea Siloce si compie. Mentre in precedenza la parte del leone la fa la Coincidenza più spudorata. Vedi, tra gli altri, l’episodio del ritorno da Ariano Irpino ad Ancona: Francamente, si fa fatica a credere che sia una forza così seriosa e micidiale come il destino a far compiere il protagonista tutte queste esperienze in una manciata di pagine. Riassumendo, tutte le vicende che Andrea subisce prima degli ultimi 5 capitoli sono prive di controllo da parte del lettore, che non viene coinvolto e anzi si rende pienamente conto di essere nell’irrealtà (non: verosimiglianza) della realtà.


L’idea che soggiace al romanzo non è male:
un giovane assassino scrive dal carcere le sue memorie. Il fatto che sia giovane da un lato lo scusa dall’altro lo rende interessante. La giovinezza è passione, è istinto: è questo che piace! Se il lettore si deve sentire coinvolto è sul sentimento che si deve puntare. La storia è di quelle che ti fanno riflettere, perchè riguarda i lati di ciascun essere umano pensante: l’amore, il desiderio di essere diversi, la fuga dalla realtà, il voler raggiungere obiettivi. Ecco dunque che di tutto ciò i primi 15 capitoli sono l’ipotesi, la premessa, mentre gli ultimi 5 capitoli sono la tesi, la conclusione di un processo di pensiero, di una strada percorsa. E il virgolettato di cui sopra rappresenta la sintesi di tutto il romanzo: l’autore parla di irrealtà del romanzo e al contempo ringrazia il lettore per la compartecipazione. Dunque, irrealtà e (com)partecipazione: apparentemente sembrano due termini contraddittori; in verità, è ciò che ciascuno cerca di catturare quando vive situazioni limite alla pari di Andrea.


L’Urlo del Destino: volontariamente ho indicato due parole con la lettera maiuscola; sono le parole chiave del romanzo.
Urlo è è sinonimo di ribellione o di espressione estrema della frenesia interiore. Destino è la morsa, la gabbia che stringe. Le due espressioni si contrappongono per tutto il romanzo ma alla fine vince l’Urlo: Andrea vince il destino accettandolo, mentre la sua forma di ribellione al mondo rappresenta proprio il carcare, dove si sta ricostruendo (e il volersi raccontare è il primo passo); ma ha vinto l’Urlo ancora prima, perchè il vero Destino era Giulia e lui non l’ha saputo cogliere, troppo preda del suo istinto.