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Recensione de "L'urlo del destino" - a cura di Cesarina Deli

Recensione al romanzo di Matteo Pegoraro a cura del critico letterario Cesarina Deli

“Un fiore che muore prima di sbocciare… non può creare armonia!”

Una storia dura e molto vera, priva d’elementi strutturali che possono distogliere l’attenzione del lettore. La scrittura è d’azione chiara, dinamica e descrittiva. Abbiamo l’immagine stagliata di un’umanità giovanile che va alla ricerca di un ideale che fatica a trovare. E’ una società dove il senso dell’armonia deve cedere il posto alla violenza e all’aridità che le fanno da padrone proprio come nei personaggi della nostra storia, che sono censori del sentimento dell’amore. Questi gli elementi di sfondo al romanzo di Matteo Pegoraro “L’urlo del destino“.

Un’infanzia tradita può creare un’adolescenza bruciata; questo è quello che è accaduto ad Andrea Siloce, il protagonista della nostra storia. Andrea è un ragazzo dei nostri tempi, semplice e complicato come tanti. Non chiede chimere, ma soltanto affetto vero. Il mancato rapporto genitoriale: la madre è morta che lui era ancora un bambino, il padre, preso dalla sua carriera e dagli amori clandestini, non poteva badare a lui (se non economicamente), e l’essere privato degli affetti toglierà ben presto al ragazzo ogni fiducia, mentre la sua insicurezza lo farà trincerare dietro una maschera di diffidenza nei confronti della vita e del prossimo. Così è cresciuto Andrea, tra una solitudine e l’altra, e arrivando all’adolescenza l’esistenza per lui si fa più pesante che mai.

Il suo grande amore per Giulia, sua amica di scuola (contesa con un altro ragazzo, più vincente di lui), lo porterà nell’abisso più profondo dove, nonostante la sua giovane età, dovrà bere l’amaro calice dei fumi più densi della disperazione vera; questo farà sì che rabbia, solitudine e insicurezza crescano nel cuore di Andrea; tanto che inizia a collezionare diverse sconfitte nei confronti della società e di se stesso. Conoscerà la sofferenza di un’amicizia vera ma problematica (quella con Marco, omosessuale) e le brutture più bieche che avvengono tra le mura di un riformatorio. Lì fermerà il suo volo disperato, e piegando il capo, sconfitto dalla solitudine e dal suo stesso destino, vi lascerà anni della sua giovinezza.

Matteo Pegoraro in questo suo romanzo, “L’urlo del destino”, ha saputo descrivere con la bravura dello “scrittore vissuto” la tematica psicologica della solitudine giovanile (giovane anche lui) e in particolar modo i sentimenti che vivono nell’anima di quei ragazzi, che sono privati per diversi motivi dell’affetto e della protezione di una famiglia vera.

Pegoraro scrive in modo deciso, fluido e incisivo. Il suo pensiero scorre libero, impetuoso e lineare senza blocchi descrittivi o ripetizioni inutili, ma ciò non gli impedisce per niente di entrare nell’anima dei suoi personaggi; tutt’altro, egli sa descrivere con poche parole il vuoto da colmare che vive in quelle anime, e riesce a dar voce ai sentimenti che non hanno più la forza di gridare i loro bisogni. E ciò farà sì che il lettore percepirà questa capacità e sarà preso dall’azione della storia rimanendone sicuramente soddisfatto.


Cesarina Deli


11/09/04