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Recensione-intervista su "L'urlo del destino" - Ateneonline.it

Su Ateneonline.it, Veronica Eracleo recensisce e intervista Matteo Pegoraro

Sul web l’opera prima di Matteo Pegoraro, 18 anni
Tra la realtà e il destino l’urlo dell’amore

“L’urlo del destino” racconta la vita di Andrea che, adolescente tranquillo e spensierato, si innamora e improvvisamente si fa trascinare dalla spirale negativa delle sue emozioni. Abbiamo intervistato l’autore per capire cosa si nasconde dietro a un romanzo che sta facendo molto parlare di sé
Un ragazzo di 17 anni rinchiuso in riformatorio che racconta i suoi pensieri, le sue emozioni, tutto quello che tutt’a un tratto gli ha sconvolto la vita di adolescente normale e che lo ha portato in cella. Un romanzo ben scritto, che descrive perfettamente le gioie e i turbamenti che molti adolescenti si trovano a vivere nella loro fase di crescita. Una storia di amore, di amicizia, del rapporto difficile che Andrea, il protagonista, ha con suo padre. Ma soprattutto la lotta del giovane con il suo destino, a volte davvero beffardo e crudele. Il lbro piacerà sicuramente ai coetanei, trascina il lettore nella sfera delle emozioni che tutti, prima o poi, abbiamo provato. Stiamo parlando de “L’urlo del destino”, opera prima di Matteo Pegoraro, 18 anni, di Padova. Lo abbiamo intervistato per capire cosa si nasconde dietro un romanzo che sta facendo molto parlare di sé nel difficile mondo della letteratura italiana.
Hai scritto questo libro quando avevi 16 anni ed avevi alle spalle altri lavori. Cosa ti ha spinto a inviare il manoscritto alle case editrici?
Ho scritto la storia all’improvviso, e mentre ci lavoravo l’ho fatta leggere ai parenti e agli amici. A poco a poco mi sono reso conto che stava prendendo forma qualcosa di interessante che volevo condividere con più persone possibili. Così ho inviato la bozza a diversi editori e mi hanno risposto in sette. Alla fine ho scelto quello che mi è sembrato più serio, anche perché ne avevo già sentito parlare.
Quanto c’è di autobiografico nel tuo romanzo?
Tutte le emozioni descritte dal protagonista sono quelle che ho provato anch’io e la maggior parte dei ragazzi della mia età. La storia e le vicende che si susseguono, invece, sono frutto della mia fantasia.
Alla fine del tuo lavoro scrivi che i personaggi e le storie di cui parli sono frutto della tua fantasia. Perché hai voluto sottolinearlo?
Nel mio libro ho dato molta importanza alle emozioni, che molte volte sono influenzate dalla nostra fantasia. Spesso la realtà che ci troviamo di fronte è quella che non ci aspettiamo, perché ci facciamo prendere così tanto dai nostri pensieri che alla fine li scambiamo con la realtà. In questo senso l’irrealtà è la protagonista del nostro presente. Tutto viene influenzato da quello che proviamo nel profondo.
Sempre alla fine del tuo libro scrivi che la realtà e il destino non esistono, ma che c’è solo una fase transitoria fra le due cose. Cosa vuol dire?
L’urlo del destino è un viaggio nell’immaginario del protagonista. È lui che si crea il suo percorso, che traccia il suo futuro, che va incontro al suo destino semplicemente lasciandosi trascinare dalla spirale negativa delle sue emozioni. Se queste non lo avessero investito, non sarebbe finito in riformatorio.
Hai 18 anni e già un libro pubblicato alle spalle. Cosa consigli a tutti quei ragazzi che come te hanno un libro nel cassetto?
Innanzitutto di affidarlo a persone che in questo settore se ne intendono molto più di noi. L’errore che fanno in molti è di credere di avere scritto il miglior romanzo del mondo solo per i complimenti ricevuti da amici e parenti. Invece occorre confrontarsi con degli esperti. Anche leggere molto è importante.
Cosa vorresti fare da grande?
Il mio sogno è fare lo scrittore, ma in un Paese in cui si legge poco come l’Italia questo è impossibile. Quindi penso proprio che farò il giornalista, in modo tale da far rimanere la scrittura una costante della mia vita.
Scriverai altri libri?
Sì. Attualmente sono in piena fase creativa. Scrivere è sempre stata la mia passione più grande, ho sempre amato farlo da quando ero piccolo e non credo proprio che smetterò.
Veronica Eracleo

(8 settembre 2004)