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"Il portone sulla piazza" di Maddalena Mongiò

Un punto di incontro fra avanguardia e romanticismo. Una voce che chiede un'attenzione che non possiamo non rivolgere con incredula ammirazione.

Il portone sulla piazza

sinossi del romanzo

Ambientazione: Sicilia anni ’90; Nuova Spagna anni ’40 del XVII sec.

Personaggi: Anni ‘90 Barbara, la protagonista; Ettore, il marito; Piero, l’amante. Anni ‘40 del XVII sec. Juana Inez de la Cruz, protagonista; Pedro de Asbaje, il padre; Arcivescovo Agujar, rappresentante della chiesa; Maria Luisa, viceregina.

Intreccio: Due storie a confronto, storie di donne. Barbara giovane, bella, ricca, moglie di un noto avvocato siciliano; Juana giovane, bella, suora di clausura in un convento della Nuova Spagna. Due storie apparentemente lontane, ma legate a doppio filo da un rapporto edipico non risolto; due storie che si intrecciano per condurre Barbara dinanzi al video delle sue verità.

Dalla prefazione di Livio Romano

È una storia dal sapore antico, quella che con abilità e temperanza ci racconta Maddalena Mongiò in questo suo notevole esordio letterario. La storia di un amore assoluto e spietato che soltanto dopo la morte violenta di Piero, l’amante adultero, rivelerà la sua sempre inespressa autenticità. Una storia di uomini fragili che devono fare i duri e di uomini abietti che trafugano l’infanzia delle figlie femmine nonché di uomini inerti che, tronfi nella loro armatura di certezze, trascurano i propri e gli altrui sentimenti finché tutto continui a girare secondo un ritmo quieto che non destabilizza. E donne che sanno e non svelano. E impulsi edipici che muovono Barbara, la protagonista, con l’audacia di una fiera irreparabilmente ferita.

L’autrice dà voce e profilo a queste maschere tragiche che sembrano spargere i loro sentimenti deformi sulla scena narrativa in maniera ossessiva, coattiva, persistentemente e coralmente lancinante. Ma dietro a queste vicende raccontate con vorticosi cambi di prospettiva e punti di vista; dietro a questo susseguirsi ipnotico di amore e morte e morte ancora, come un fiume sotterraneo che scava e ogni tanto affiora a plasmare rade paludi: c’è lo sguardo pietoso dell’autrice il quale punteggia ma non giudica, prospetta ma comprende. Servendosi di una lingua che, al contrario della materia narrata, è sperimentale e vivace, la Mongiò da prova di sapiente gestione del complesso intreccio che tiene insieme la storia di Juana, suora messicana, e la giovane e tormentata Barbara, entrambe vittime, e ciascuna per diverse ragioni, di amori fatalmente maledetti dal destino. Un libro singolare veramente. Un punto di incontro fra avanguardia e romanticismo. Una voce che chiede un’attenzione che non possiamo non rivolgere con incredula ammirazione per il coraggio della scelta tematica e per la destrezza stilistica e drammaturgica e non senza una qual sospensione del fiato in attesa di conoscere l’evoluzione del percorso intrapreso.

Livio Romano