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Ricordiamo Anna Frank, una di sei milioni.

Incontro con Nedo Fiano. Scuola Media Statale Giovanni Falcone, Aula Magna, via Sirio, 8, Cassina de’ Pecchi (Milano). Martedì 4 Aprile 2006, dalle ore 11.30

di Matteo Pegoraro

In occasione dell’evento Roberto Malini (che leggerà la pagina dedicata all’autrice del Diario, dal suo libro Le 100 Anne Frank), Carol Morganti e la direzione dell’Istituto presenteranno brevemente l’anniversario e la figura di Nedo Fiano. Ai ragazzi verrà donato l’opuscolo Anna Frank, una di sei milioni. Vi saranno alcuni ospiti a rappresentare i media e la scuola. Dario Picciau, Roberto Malini, Christian Bona e Luigi Naddei realizzeranno un film sul meeting, che sarà donato alla Scuola Media e promuoverà durante incontri e presso i media la memoria della Shoah.

Martedì 4 aprile 2006, per gli studenti della scuola media statale “Giovanni Falcone” di Cassina de’ Pecchi (Milano), sarà un giorno da non dimenticare. Uno di quegli eventi che arricchiscono, e lasciano spazio al libero scorrere delle emozioni.

Sarà Anne Frank, con la sua sorprendente maturità, autrice di scritti d’inestimabile valore, a guidare le nuove generazioni all’incontro con la memoria del più sconcertante dramma dell’umanità: la Shoah. Saranno le pagine del suo Diario e dei suoi Racconti – divenuti alcuni tra i simboli più rappresentativi non solo dell’Olocausto ma dell’intera Storia – a raccontare le barbariche atrocità commesse contro gli individui più deboli; a narrare della sconcertante naturalezza – mista a indifferenza – con cui l’idiozia nazista ha macchiato per sempre la dignità di uomini e donne, violentando il diritto alla libertà. Una traccia indelebile, dunque, destinata, grazie a grandi eroi come Anne, a divenire una lezione di vita, attraverso un pensiero complesso e profondo, carico di forza e purezza e impregnato nella coscienza collettiva. Celebrare Anne Frank diffondendo il suo emblematico messaggio senza tempo significa infatti leggere e interpretare il significato dell’oppressione, della discriminazione, della repressione e dello sterminio di oltre sei milioni tra ebrei, zingari, omosessuali e oppositori politici. Persone stipate come larve nei ghetti e nei lager, private d’ossigeno e emozioni. Talvolta cavie da laboratorio, talvolta pedine di un lento, sporco gioco al massacro.

La Storia raccontata da Anne Frank è la Storia scritta di tutte le vittime; le sue parole, che non possono che appartenere al patrimonio dell’umanità, vogliono spingere le giovani generazioni alla metamorfosi auspicata nei suoi scritti:

“Tutti possiamo cominciare fin da questo istante a cercare di cambiare il mondo e ognuno di noi, grande o piccolo, può dare il suo contributo a diffondere un po’ di giustizia.” [Dare – Racconti dell’Alloggio Segreto]

Ma gli studenti della “Giovanni Falcone” avranno anche, nel corso della mattinata, il privilegio di conoscere un sopravvissuto: Nedo Fiano, ebreo italiano che arrivò con suo padre sulla banchina di Auschwitz nel maggio del 1944. Tutta la sua famiglia fu deportata e sterminata.

“Attenzione, io vi racconterò l’inferno. Non sto scherzando. Ho sofferto molto questo incontro, come sempre quando sono davanti alla generazione che è venuta dopo quell’inferno. Questa non è una lezione, ma la lezione! Non perché la faccio io, ma perché è una lezione che viene da molto lontano. Unica. Ero come voi, esattamente come voi, sorridevo come voi, pensavo e ridevo delle cose più tremende, perché il sorriso è il dono della vostra età. Avevo 18 anni quando sono stato arrestato e non avevo fatto nulla, non avevo assolutamente nessuna colpa, credevo nella vita, credevo nella famiglia, nei genitori e nel mio futuro. Sono stato messo in carcere, ho vissuto in carcere senza colpa, senza sapere quando mi avrebbero tirato fuori. Dal carcere sono stato portato al campo di concentramento, e dal campo di concentramento sono stato deportato al campo di sterminio. Ecco perché oggi vi racconterò l’inferno. Non vi parlerò del campo di concentramento ma del campo di sterminio, da cui non si può uscire vivi, né morti, perché dal campo può uscire solo l’anima, perché tu «uscirai dal camino».”
[Voci della Shoah – Testimonianze per non dimenticare, La Nuova Italia Editrice – Firenze, 1995]

Quando entrarono in vigore le leggi razziali, Nedo Fiano viveva a Firenze. Fu arrestato il 6 febbraio del 1944 e rinchiuso nel carcere di Firenze. Dalla prigione, fu trasferito nel campo di concentramento di Fossoli. Deportato ad Auschwitz il 16 maggio del 1944, matricola A 5405, venne liberato a Buchenwald.

«L’esperienza della deportazione nei campi di sterminio nazisti ha segnato la mia intera esistenza. Con me ad Auschwitz finì tutta la mia famiglia. Vennero sterminati tutti. A diciotto anni sono rimasto orfano e quell’esperienza così devastante mi ha reso un uomo diverso, un uomo che ha sofferto l’inferno dell’Olocausto, è sopravvissuto e si è trasformato in un testimone, per tutta la vita. […] Fui catturato insieme a mio padre e nel maggio del 1944 deportato con lui ad Auschwitz. Arrivammo a destinazione il 23 maggio. Quando io e papà siamo arrivati, appena scesi dal convoglio, siamo passati subito dalla selezione: da una parte la camera gas e il forno, dall’altra il campo. Noi non siamo andati nella parte del forno. Papà era un uomo splendido, sembrava un ambasciatore. Aveva 54 anni, ma lui ha dichiarato di averne dieci di meno per potersi salvare. Siamo entrati nella quarantena, che era comunque un luogo di morte, le razioni erano dimezzate rispetto al campo, durava circa tre settimane e quando i prigionieri uscivano erano ridotti malissimo. Mi ricordo che siamo entrati in una baracca, dove era il momento della distribuzione della zuppa. Ad Auschwitz non c’erano né forchette, né coltelli, né cucchiai. Dovevamo mangiare mettendo la testa dentro nella ciotola, come del resto non c’era la carta igienica e la mattina ci si doveva pulire con le mani».

«Io so cos’è uno sguardo nazista, uno sguardo vitreo, freddo. I nazisti ci guardavano come fossimo stati degli scarafaggi. E come per gli scarafaggi, nessuno prova ritegno a schiacciarli, così era per noi».
[Da un’intervista a cura di Michele Mancino]

E perché la Storia non si ripeta, c’è il bisogno di continuare nell’opera di recupero, conservazione e divulgazione di ogni traccia o icona che possa servire da orientamento per i giovani. Ecco il perché di questo evento, e di molti altri che seguiranno. Anne Frank rappresenterà sempre la bandiera di questo straordinario progetto che continuerà instancabilmente.

(Nella foto: Nedo Fiano)