L’insegnare e l’apprendere sono due atti ovviamente legati fra di loro, ma l’uno non si esaurisce nell’altro. Altrimenti ogni problema didattico sarebbe risolto nel momento in cui “un buon insegnamento” producesse automaticamente “un buon apprendimento”.
In altre parole: se bastasse insegnare per garantire l’apprendimento…gli obiettivi didattici sarebbero raggiunti rapidamente e automaticamente dalla totalità degli alunni.
Ma l’apprendimento non è assimilazione di contenuti: esso è soprattutto un “percorso” attivo e cosciente, nel quale il ruolo della volontà è fondamentale per un migliore e più rapido conseguimento degli obiettivi prefissati.
Volontà sulla quale possono interagire diversi fattori, primo fra tutti la motivazione ad apprendere (e qui il ruolo della scuola e dei singoli insegnanti è essenziale nel “saper dare motivazioni” agli alunni).
Tuttavia l’apprendimento è essenzialmente un fatto personale: si apprende attraverso le proprie esperienze e il proprio cervello.

Gli altri ti possono dare una mano, ma non si possono sostituire a te.
Quindi se sai apprendere in modo proficuo è soprattutto merito tuo, più che del tuo insegnante. Ma il ruolo del buon insegnante sta proprio in questo: nel saperti rendere gradualmente autonomo nel tuo studio.
Il metodo di studio è il “mezzo” che lega l’insegnare e l’apprendere, è il “ponte” che unisce insegnanti ed alunni.
La parola “metodo” va intesa in senso ampio, come l’insieme di tutte le opportunità, le strategie, le tecniche, gli strumenti che si possono scoprire, sperimentare, proporre a partire già dalla scuola elementare.


Luigi Perillo









Festinese Maria Rosaria
04 Apr 2009 - 16:47 - #1ho trovato quest’articolo e il link corredato molto interessante ed istruttivo.Decisamente più utile di altri che ho esplorato per avere immediatamente qualcosa di concreto su cui lavorare in classe. Grazie Tix.