Se intendiamo la mappa concettuale come strumento di comunicazione del pensiero o, comunque, di rappresentazione di un percorso cognitivo, allora possiamo impostarne l’uso didattico secondo due prospettive:
1 - la mappa come mezzo di indagine e di studio
2 - la mappa come mezzo di sintesi conoscitiva finale
In altre parole: possiamo usare le mappe sia durante la fase di studio (come progettazione del percorso di indagine da effettuare), sia al termine del percorso didattico (come schematizzazione delle conoscenze acquisite).
Nel primo caso gli alunni (collettivamente, a gruppi o individualmente) preparano una prima mappa che serve per proporre le direzioni della ricerca, i concetti da sviluppare, i punti da toccare nello studio dello specifico argomento.
In questa fase la mappa è indicativa di “quanto già si sa”.
Nel secondo caso, al termine della ricerca, l’argomento, ormai indagato e conosciuto, viene presentato attraverso la mappa in modo più completo ed esauriente, sottolineando legami e concetti che, inizialmente, non erano evidenti o conosciuti.
In questa seconda fase la mappa è indicativa di “ciò che si è appreso” e del percorso conoscitivo effettuato.
Se tutto fin qui è stato chiaro (!) dovrebbe essere evidente che la mappa concettuale costituisce un validissimo approccio al metodo di studio, sin dalle classi elementari. Purché essa sia intesa in senso dinamico e in prospettiva di sempre possibili miglioramenti e sviluppi: insomma, la mappa concettuale non deve essere considerata come un contenitore precostituito fatto di caselle da riempire e da collegare con delle frecce!


Luigi Perillo








