Lo zapping nella didattica.

Ecco "quale tempo" insegniamo ai nostri alunni...

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Se guardiamo all’intero percorso della scuola di base, possiamo individuare altri “tempi”:

il tempo totale (fatto dalla somma degli anni scolastici obbligatori) e il
tempo curricolare (quello necessario a perseguire gli obiettivi programmati) che non è detto
che corrisponda al tempo totale a disposizione.

Per ultimo, ma sicuramente per primo in ordine di importanza formativa ed educativa, c’è il
tempo percepito: intendo dire la concezione del tempo che la scuola e gli insegnanti trasmettono
e fanno percepire agli alunni, attraverso un’organizzazione scolastica e didattica frammentata, spezzettata,
nella quale non c’è mai tempo a sufficienza, nella quale si lavora quasi sempre per settori
e con la fretta di fare e di produrre, soprattutto nella scuola dell’obbligo.

E così, otteniamo spesso il risultato che i nostri alunni, già nella scuola elementare, si abituano
all’ansia, all’incompletezza, alla mancanza di tempo, alla frettolosità nel discutere e nel lavorare,
all’insoddisfazione dovuta al fatto che ogni ora si debba lasciare in sospeso un’attività o una discussione,
per il cambio di docente e di disciplina.

E i bambini assumono spesso atteggiamenti di tipo nevrotico, diventano disordinati ed approssimativi
nelle loro realizzazioni, spesso distratti e inconcludenti, perdono l’interesse, non sanno approfondire le questioni,
diventano indisciplinati e si stancano di più.

Non mi paiono, questi, buoni risultati educativi.

Questa scuola dello “zapping” andrebbe corretta sostanzialmente: l’apprendimento necessita di
tempi rilassati, di un tempo per imparare a discutere, di un tempo per la rielaborazione personale e per la riflessione, di
tempi per il recupero e il sostegno.

Questi “tempi” non hanno più spazio nella scuola dei Dirigenti-Manager e della produttività aziendalistica?

Non ci resta che sperare nella capacità organizzativa ed educativa dei docenti e dei genitori: per rimettere
al centro della scuola il tempo didattico per gli alunni, anziché il tempo frammentato del mondo adulto.

Sicuramente, questo è un bell’impegno per tutti noi.

(- Parte prima: “Tempo-scuola per chi? -)

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