Si parla spesso (nei documenti ufficiali della scuola) di compresenze dei docenti per attuare
percorsi individualizzati, per lavori a piccoli gruppi, per attività di rinforzo e di recupero,
per l’appoggio agli alunni stranieri, per collaborare in particolari attività didattiche
(come nel laboratorio multimediale), per sopperire, con opportune modalità di lavoro personalizzato, al disagio in cui vivono molti alunni, …
Tutti “buoni propositi” che vengono messi in primo piano anche nei P.O.F. (”Piani dell’Offerta
Formativa”) elaborati annualmente dalle scuole, spesso con solenni e retorici richiami alla
Costituzione e ai Diritti dell’Uomo…
Purtroppo in parecchie realtà scolastiche (soprattutto in quelle, ormai molto diffuse,
a settimana corta, con rientri pomeridiani e servizio mensa) la maggior parte delle ore di
compresenza finisce nella “copertura” delle ore di assistenza alla mensa…
Sarebbe forse il caso di rivedere la norma che stabilisce l’obbligo per i docenti
di prestare tale servizio (che, fra l’altro, per gli alunni è opzionale, anche se scelto dalla
maggioranza, dove esiste) e di prevedere altre soluzioni per “liberare” un buon monte-ore settimanale
da dedicare effettivamente alle attività didattiche e formative di cui si diceva sopra.
Ma ci vorrebbe anche la garanzia che le “compresenze non si toccano” per le supplenze brevi, come
invece oggi è previsto e regolarmente attuato: queste ore sono “didattiche e formative” non sono
da ritenere (come piace ai burocrati della scuola) ore in sovrappiù da gestire a discrezione dei
dirigenti scolastici che sono obbligati a garantire la “copertura” fisica delle classi, piuttosto
che la qualità della didattica…
Le soluzioni ci sono: ma siccome si tratterebbe di pagare qualcun altro per le ore di assistenza
alla mensa, nessuno si fa avanti (nè il Ministero, nè, tantomeno, le comunità locali).
Se si vuole lasciare le cose come sono, almeno evitiamo di scrivere nei POF le belle frasi sulla
gestione delle compresenze e sulla loro validità didattica…
La qualità della scuola costa: bisogna metterselo in testa.
Se si ritiene che la Repubblica Italiana
non sia in grado di spendere altro per la scuola, lo si dica chiaramente: cominceremo almeno a
risparmiare alcune pagine dei POF!
NOTA: le situazioni concrete, nelle diverse realtà locali, sono spesso molto differenziate;
ho notizia di scuole in cui il servizio di assistenza alla mensa è gestito da enti esterni, oppure
da cooperative fondate dai genitori.
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Luigi Perillo








