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Maturità... per modo di dire!

Perché non posso non dirmi immaturo... (Riflessioni per me e per chi sta per prendere la "patente statale" di maturità!)

Non vorrei parlare come un libro stampato, anche perché, a volte, è meglio avere l’acqua in bocca e non sbottonarsi troppo.
Comunque la storia che gli esami non finiscono mai non mi è mai piaciuta…
Hanno cominciato a ripetermela in seconda elementare, agli esami di passaggio nel secondo ciclo delle elementari; poi me l’hanno raccontata agli esami di licenza di quinta…, quindi alla licenza media e, visto che repetita juvant, lo hanno ripetuto ancora agli esami di maturità…
All’università non me lo hanno più detto: lì ho capito subito (da solo) che gli esami non finiscono mai e, infatti, non mi sono mai laureato…

Credevo, dopo essere stato dichiarato ufficialmente “maturo” a 18 anni, di non dover più sopportare la retorica delle frasi fatte e dei modi di dire, ma mi sbagliavo: ho sempre incontrato qualcuno che mi ha spiegato che nella vita gli esami non finiscono mai
E non erano solo medici della mutua…, ma soprattutto maestre, dirigenti scolastici, ministri della Pubblica Istruzione che mi hanno sempre preso per mano (e non solo…) e chiesto continuamente di mettermi in gioco, di non dare tutto per scontato e che mi hanno elargito consigli gratuiti. E io li ho sempre accettati, perché, si sa, a caval donato non si guarda in bocca!

Ho imparato che, per essere considerato maturo, devi sempre essere sulla cresta dell’onda e far buon viso a cattivo gioco : spesso, addirittura, ti vien chiesto di abbassare la cresta
Se non fai così, resti tagliato fuori (e questo mi è successo regolarmente).

Sono rimasto immaturo, evidentemente, e non ho saputo stare al gioco: ho avuto dei dubbi sulle didattiche di una stagione, sui PEC e sui POF, sulle piccole grandi riforme di Ministri che credevano di lasciare un segno nella storia della scuola (e hanno lasciato solo qualche circolare non letta)…

Ho creduto che la scuola fosse un periodo di vita mio e dei miei alunni, dove vivere insieme scoperte ed esperienze: non mi ero accorto che io sono un impiegato statale sottopagato e che i miei alunni sono solo l’utenza.

Non mi sono accorto in tempo che il clima è cambiato e che non ci sono più le mezze stagioni: ci è rimasta solo la stagione dell’efficientismo, del formalismo, del progettualismo finanziato…

Sono rimasto immaturo, perché ancora credo nella didattica gratuita, nei tempi a misura di bambino, nella concretezza della scuola (e, molto meno, nelle relazioni formali e nella retorica dei proclami ufficiali).

Sono rimasto immaturo perché non ho ancora capito se gli organi collegiali servano veramente alla scuola (ma, del resto, non ho nemmeno trovato qualcuno che abbia saputo spiegarmelo).
E così pure, per l’autonomia scolastica…

In conclusione, visto che, nonostante tutti gli esami sostenuti, si può rimanere immaturi… propongo di abolire tutti gli esami scolastici, dalla licenza elementare alla maturità!
Ma ciò risulterà impossibile in un società che timbra e certifica tutto, che mette bollini di qualità su ogni cosa: dalla foglia di insalata alla penna biro, dal manufatto aziendale all’alunno delle elementari…

Forse abbiamo toccato il fondo? Non sarà il caso di scendere dalle piante, di riprendere in mano le redini della situazione e di cambiar registro?

(Scusatemi per questa doccia fredda sulla maturità, ma ogni tanto è bene… mettere una pulce nell’orecchio!).

(Per modo di dire)