La compilazione di un orario scolastico è, oggettivamente, un’operazione piuttosto complessa, come ogni docente sa.
In molte scuole sono stati stabiliti alcuni criteri di carattere generale che dovrebbero essere rispettati
nel momento in cui ci si accinge a stendere l’orario settimanale delle lezioni; fra questi criteri
ci possono essere:
- un’equa distribuzione del “carico” d’impegno per gli alunni nella giornata e nella settimana, cercando
di equilibrare - nelle singole classi e nei moduli - l’assegnazione delle discipline (alla prima ora
è meglio, ovviamente, matematica, anzichè educazione motoria…)
- la possibilità di scegliere unità di tempo adeguate all’età degli alunni e al tipo di disciplina (ad
esempio, in una quinta elementare può essere molto utile avere 2 ore consecutive di lingua, piuttosto
che due ore spezzate durante la giornata, mentre per musica può bastare, nella giornata, una singola ora)
- un alleggerimento dell’orario pomeridiano, particolarmente per le classi inferiori, prevedendo discipline
e attività più “leggere”, di tipo manuale e creativo
- … … …
Purtroppo i criteri prestabiliti (che si ispirano a motivazioni didattiche e che tengono conto delle esigenze
psicologiche e naturali degli alunni) vengono quasi sempre “superati” e resi inattuabili da esigenze
contingenti (spesso esterne alla scuola).
Prima di tutto c’è il fatto oggettivo che i laboratori e gli spazi didattici comuni devono per forza essere
utilizzati a rotazione (se una classe è in palestra all’ultima ora del pomeriggio… nessun’altra classe
potrà esserci contemporaneamente!): questo è normale e logico.
Inoltre intervengono spesso altri fattori specifici che rendono inapplicabili i criteri che si erano
studiati a tavolino. Ne elenco alcuni (ma ce ne possono essere molti altri):
- l’attuazione di attività comuni al di fuori della scuola, come un corso di nuoto nella piscina comunale, che
obbliga ad attenersi ad orari specifici imposti dalle necessità organizzative della struttura sportiva
- l’intervento di insegnanti esterne per l’insegnamento della religione cattolica (docenti che spesso
lavorano su più scuole, con un orario che, quindi, vincola molte o tutte le classi e determina anche
l’orario delle attività alternative per gli alunni che non hanno aderito all’insegnamento della religione cattolica)
- l’adesione a progetti o iniziative legate al territorio, che richiedono momenti comuni di realizzazione o
di gestione
- e… così via!
Certo, è una questione di scelte.
L’autonomia delle singole scuole prevede anche la flessibilità oraria (in teoria) ma, se in pratica
ogni insegnante deve stare “per forza” nel proprio monte-ore settimanale, se ciascuna disciplina deve
stare “per forza” in un tot settimanale minimo di ore, se l’organizzazione scolastica deve “per forza”
prevedere un orario di entrata e di uscita degli alunni (legato ai trasporti comunali, all’orario di
lavoro dei genitori, all’orario dei bidelli, ecc.) allora è impossibile fare passi avanti.
Noi stiamo cercando di modellare il “vestito nuovo ed elastico” dell’autonomia sul vecchio corpo di una scuola
rigida e burocratica, spesso fatta di POF altisonanti, di dichiarazioni solenni, di convegni e di documentarismo…
Una scuola in cui si sprecano 10 ore circa per progettare, certificare, documentare, richiedere, approvare… un’uscita didattica
di un’ora…
Una scuola in cui troppi organi collegiali “si parlano addosso” e cercano solo di “autogiustificarsi”,
spesso sollecitati da dirigenti molto scolastici e poco didattici…
Le incongruenze dell’orario scolastico, in ultima analisi, sono lo specchio della mentalità troppo burocratica e troppo
rigida che regna nella gestione delle nostre scuole: abbiamo troppe “caselle” da riempire e “spezzettiamo”
l’apprendimento dei nostri alunni (già dalla prima elementare) in ore e frazioni di ore per far “tornare i conti”
sulla carta, senza pensare più ai ritmi di apprendimento e ai tempi mentali dei bambini…
Che ne dicono gli psicologi e i pedagogisti?


Luigi Perillo








