27 gennaio: “Giorno della Memoria”, per sapere, per ricordare, per non dimenticare
Per sapere che cosa successe durante il regime nazista in Europa e il regime fascista in Italia, quando si decise di mettere
al bando dalla Storia un intero popolo, attraverso leggi razziali che autorizzarono la segregazione e lo sterminio di massa.
Per ricordare ai giovani (e a chiunque finga di dimenticarsene) che quella fu una scelta fatta e condivisa da uomini reali, in
carne ed ossa, fu decisa e sottoscritta da politici e da re e sostenuta da intellettuali, non da barbari o da pazzi, ma da persone che sapevano ciò che
avevano deciso di fare.
La vergogna profonda per quello che fu fatto è anche mia, tua, nostra, come uomini, come italiani e come europei.
Nessuno può dire: io non c’ero.
Per non dimenticare che le idee di intolleranza, di odio etnico e religioso, di segregazione, di rifiuto e di emarginazione, di vendetta
sono ancora fra noi, nella nostra vita quotidiana, nei proclami contro gli immigrati, nelle dichiarazioni vellutate di alcuni esponenti
politici, nelle guerre di religione, nelle stragi etniche, negli attentati terroristici come nei bombardamenti in Afghanistan,
nei kamikaze palestinesi come nell’esercito israeliano che rade al suolo con i bulldozer le case e l’identità dei palestinesi…
Per non dimenticare che la pulizia etnica, in Europa come in Africa e in Asia, è ancora un fatto di questi giorni e di questi anni e che, dopotutto, nonostante
i progressi della scienza e della tecnologia, non siamo molto avanzati, nella civiltà, rispetto a sessant’anni fa.
Se il “Giorno della Memoria” sarà l’occasione per alunni, studenti, insegnanti e genitori per riflettere sul mondo di oggi e per
scegliere il dialogo vero e la tolleranza concreta, allora avremo fatto un notevole passo avanti.
Se, invece, sarà solo un moralistico ricordo di un triste e tristo fatto storico che ci muove al pietismo di un giorno, non sarà
servito a molto.
Sarà una formalità prevista dalla legge.



Luigi Perillo








