La scuola, intesa come percorso formativo, è sicuramente un’esperienza “totalizzante” per gli alunni (soprattutto per i bambini
delle elementari e per i ragazzi delle medie).
Quel “totalizzante” si intende riferito
> al coinvolgimento personale diretto in una serie di esperienze che contribuiscono alla crescita e alla formazione della personalità
(relazionalità, socializzazione, apprendimenti, acquisizione di abilità e di competenze)
> al fatto “fisico e concreto” che il tempo-scuola costituisce una “fetta” sostanziosa e sostanziale del tempo totale di vita attuale
di ciascun alunno.
Quindi, la scuola non è un momento breve e secondario nella giornata di un bambino o di un ragazzo, non è una parentesi fra le altre
attività della sua vita, ma rappresenta la maggior quantità di ore e di attività quotidiane, per mesi e per anni interi: è esperienza
di vita reale.
Tutte queste osservazioni sono ovvie, così ovvie che spesso non le pensiamo più e, ogni tanto, fa bene ribadirle per riflettere sul
concetto di scuola che abbiamo in mente.

Visto che la scuola è un’esperienza di vita totalizzante per gli alunni, spesso i membri della società (politici e governanti,
agenzie educative, aziende, associazioni, genitori, mezzi di comunicazione, enti pubblici nazionali e locali) ritengono necessario
proporre alla scuola iniziative e progetti che coinvolgano alunni e docenti in attività sociali, educative, di volontariato, di
sensibilizzazione, di crescita, di presa di coscienza su problemi o realtà esistenti.
Che cosa di meglio e di più opportuno
per aprire la scuola al territorio, per sensibilizzare ed educare ai problemi sociali, per coinvolgere anche bambini e
ragazzi in prima persona sui temi e i problemi del mondo in cui vivono?
In questo modo la scuola non rimane, come
si diceva un tempo, una “palestra di vita” (dove ci si allena alla realtà) ma diviene un’occasione per riflettere, imparare, cercare
soluzioni e operare scelte concrete, cioè diventa un momento di realtà per gli alunni.
Tuttavia occorre, come in ogni cosa, essere ragionevoli e porre dei limiti, filtrare le proposte che (quasi quotidianamente)
arrivano alle scuole e bilanciare le scelte in base a ciò che è già previsto che si debba fare in un anno scolastico.
Perchè, anche se talvolta qualcuno se ne dimentica, ogni scuola, ogni classe, ogni disciplina, hanno già un piano da seguire, dei progetti
stabiliti, dei programmi e dei contenuti da svolgere, degli obiettivi educativi e didattici da perseguire.
Occorre tenerne conto e lo devono fare, particolarmente, i dirigenti scolastici e i docenti a cui le proposte sono indirizzate. E
nessuno dei proponenti esterni dovrebbe sentirsi defraudato di qualcosa se la sua iniziativa non viene tenuta in considerazione…
Perché, sostanzialmente, le proposte didattiche che provengono da associazioni, enti ed agenzie varie, sono tutte valide: la
differenza sta nel fatto che la singola associazione o il singolo ente investono annualmente in una singola proposta didattica,
mentre le scuole ne ricevono decine e decine in un anno scolastico…
Vi faccio alcuni esempi di proposte pervenute alla mia scuola lo scorso anno e tengo a precisare che
la maggior parte di quelle che elenco prevedono più interventi nelle classi e quasi tutte sono abbinate a concorsi per gli alunni
(quindi il monte ore di lavoro per ciascuna è piuttosto corposo) e molte si estendono su più mesi di lavoro…
Cito (a memoria)
solo gli argomenti, senza riferirmi ai nomi dell’ente o dell’associazione che le ha proposte:
educazione alimentare - igiene dentale - educazione stradale - educazione alla sicurezza - inquinamento ambientale - archeologia -

didattica museale - progetto antifumo - concorsi per racconti - concorsi per poesie - concorsi di disegno - la città sostenibile -
euro - asma bronchiale - scrittura creativa - concorsi della stampa locale - progetti comunali - fumetto - origami - corsi diversi in
biblioteca - teatro - cinema - consiglio comunale dei bambini - acquedotto - ditte e industrie locali - il latte - educazione sessuale -
corsi di nuoto - corsi di pattinaggio - pedofilia - multimedialità - rifiuti solidi urbani - concorsi sulla pace - …
Molte delle iniziative proposte prevedono anche, per i docenti, incontri formativi o brevi corsi di aggiornamento sui temi da sviluppare.
Tutto ciò sta ad indicare la vitalità (e la problematicità) della nostra società, ma testimonia anche dell’esistenza di una
solida “industria culturale” che dispone, in ogni settore, di un budget annuale da investire nelle scuole a fini di sensibilizzazione.
E allora, che fare di fronte ad un insieme così ricco e variegato di proposte didattiche esterne?
Sta alla singola scuola e, spesso, al singolo insegnante, saper operare le opportune scelte, senza eccedere nelle iniziative,
tenendo conto, principalmente, dei tempi reali a disposizione, ma anche del fatto che, spesso, le iniziative proposte non coinvolgono
solo un insegnante o una singola disciplina, ma tendono ad assorbire tempi e risorse di tutto (o quasi) il team docente.
Come al solito occorre equilibrio e senso della progettualità, semplicemente per… “non mettere troppa carne al fuoco” solo per
dare lustro alla propria scuola e aumentare, magari, l’audience da parte dei genitori e dell’utenza in generale…!


Luigi Perillo








