Articolo 18 - Legge 20 maggio 1970 n.300.
(Reintegrazione nel posto di lavoro).
“Ferma restando l’esperibilità delle procedure previste dall’art. 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice, con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell’art. 2 della legge predetta o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro.
Il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno subito per il licenziamento di cui sia stata accertata la inefficacia o l’invalidità a norma del comma precedente. ( … )
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
Le polemiche di questi giorni (fra governo e sindacati e fra imprenditori e lavoratori) permettono di rilevare che:
- questo governo ha le idee molto chiare su quali sono gli interessi di parte da difendere e su come “scardinare con legalità” i princìpi, i diritti acquisiti e le conquiste sociali (non solo in questo caso dell’articolo 18)
- nonostante i cambiamenti, le trasformazioni della società e la tanto celebrata fine delle ideologie (degli altri…), perdura la tradizionale ideologia capitalista (ops…, scusate, non si può dire: ora si chiama “liberista”)
- la flessibilità (nel lavoro, in azienda, a scuola) è la parola d’ordine del libero mercato e va intesa come “tu lavori e guadagni quando, quanto e come te lo dico io padrone” (scusate ancora: oggi si dice “imprenditore”, “dirigente” o “datore di lavoro”, anche se questo non cambia nulla per il lavoratore dipendente)
- il dissenso è subito tacciato di “estremismo”, di “comunismo”, di “sovversione” e chi esprime parere contrario viene accusato di essere “antistorico” e di voler impedire la trasformazione dell’Italia (cioè non si discute il problema, ma si accusa l’interlocutore).

Che c’entra in tutto questo la scuola?
C’entra e c’entra molto: anche la scuola viene spinta sempre più verso l’aziendalismo e si tende a farla diventare un prodotto da mostrare e offrire all’utenza, spesso con il formalismo delle belle promesse e dei P.O.F. altisonanti, ma dietro l’apparenza e i formalismi ritroviamo i tagli degli organici, le supplenze al risparmio, gli alunni disabili senza sostegno qualificato, i bambini stranieri senza alfabetizzatori…
Per questo l’articolo 18 assume una valenza sociale e politica che va oltre il suo contenuto: chi lo difende non difende solo una legge, ma sostiene un’idea di società in cui i diritti delle persone vengano garantiti prima dei pur legittimi diritti del mercato e dei poteri aziendali.
I parametri del libero mercato non sono la misura del mondo, della civiltà e del progresso.
Sono solo la misura del mercato.

Aggiornamenti:
- La manifestazione a Roma (23 marzo 2002)
- … ma in Italia qualcuno ignora la manifestazione…

Luigi Perillo








