Di tanto in tanto qualcuno lancia qualche allarme (più o meno generico) sui pericoli in cui
i bambini e i ragazzi potrebbero imbattersi navigando in Internet.
I genitori, gli insegnanti e gli educatori in genere sono attenti e sensibili a questa problematica, come è giusto e doveroso che sia per chi intenda tutelare i minori e indirizzarli verso una navigazione intelligente e sicura.
Ecco, allora, sorgere l’interesse per sistemi di protezione che sembrano garantire la sicurezza dei giovani navigatori del web:
- i “parental control” (alcuni basati solo sul monitoraggio dei siti visitati, altri sul filtraggio e il blocco di determinati siti, in base ad un archivio aggiornabile);
- i “kids browser” (”navigatori” per bambini dalla grafica accattivante e con un’interfaccia di facile intuizione) che, a seconda del tipo, concedono una navigazione limitata ad alcune liste di siti, impedendo la digitazione di indirizzi, oppure bloccando siti che contengano determinati nomi, parole o immagini;
- i “motori di ricerca per bambini” che consentono ricerche limitate all’interno di un archivio di siti adatti e che non tengono in considerazione la ricerca di determinate parole o frasi.
Quali sono i siti che si intende bloccare?
A tutti vengono subito in mente i siti che offrono immagini di nudo e di sesso.
In secondo luogo i siti che mostrano immagini di violenza.
Infine quelli che trattano argomenti di razzismo e di intolleranza verso altre culture, altre religioni, altre idee (in questi casi non si tratta solitamente di immagini, ma di testi, quindi di parole da “bloccare”).
Un altro settore su cui si tende ad esercitare il controllo è quello delle chat in cui i giovani navigatori potrebbero trovare contatti con persone malintenzionate.

Naturalmente si potrebbe riflettere sul perché l’immagine di nudo (non sto parlando di pornografia) disturbi molta più gente di quanto non facciano le immagini quotidiane di “dettagliata” violenza che vediamo tranquillamente insieme ai nostri bambini nei TG: morti e feriti ben inquadrati dalle telecamere, incidenti stradali, sparatorie, atti terroristici, azioni di guerra, persone assassinate…
Ma questo è un discorso che ci porterebbe lontano.
> Parte seconda: “Internet blindata?”

Luigi Perillo








