Questo ponte mi va... stretto!

La riflessione di un geologo come spunto per una ricerca scolastica interdisciplinare sulla questione della costruzione del ponte sullo stretto di Messina. Un vecchio articolo (2002), ancora d'attualità visto che il ponte sospeso... è stato sospeso dal nuovo governo!


Dalla sezione “Geologia Ambientale” del sito www.geologia.com riporto alcuni stralci di un articolo scientifico del geologo Mario Tozzi che
spiega perché sia meglio non costruire un ponte sullo stretto di Messina.

L’articolo è molto chiaro, direi didattico, quindi leggibile da tutti e comprensibile anche ai ragazzi: potrebbe essere uno spunto per
una ricerca scolastica interdisciplinare fra geologia, ecologia, storia, mitologia, matematica. Infatti analizza la questione dell’eventuale
costruzione del ponte da un punto di vista culturale generale e dimostra, poggiandosi su dati concreti, che quest’opera faraonica
non sarebbe nemmeno conveniente economicamente né porterebbe vantaggi alla viabilità e ai trasporti.

Ecco alcuni brani dell’articolo:

“I geologi italiani saranno presto chiamati a un deciso pronunciamento sulla massa di grandi opere che stanno per abbattersi sul
nostro disgraziato Paese: porti, metropolitane, ferrovie ad alta velocità, ma soprattutto strade, autostrade e ponti, di cui sembra
ci sia un gran bisogno per adeguarsi all’Europa e ammodernarsi. Ma è davvero così ? Abbiamo bisogno di queste grandi opere ?
I dati “oggettivi” e il contesto ci permettono forse altre posizioni più pertinenti alla professionalità e alla coscienza del geologo?”

“Se non avete mai saputo raffigurarvi un impatto ambientale e paesaggistico negativo, immaginate un ponte lungo tre chilometri e mezzo
e largo circa 70 metri lanciato sopra uno dei mari più belli del mondo e immaginate che per sostenerlo occorrono 166.000 tonnellate
di acciaio arrangiato in cavi di un metro e venti centimetri di diametro. Immaginate poi due torri enormi, alte fino a sfiorare
i 400 metri (più della Tour Eiffel o dell’Empire State Building), infisse fino a 55 metri di profondità nel terreno, e che svettano
rispetto alle più basse colline circostanti. Immaginate ancora le 100.000 tonnellate del ponte sospese a circa 65 metri di quota,
ma non immaginatele immobili: il ponte infatti oscilla, liberamente, di circa 12 metri in orizzontale e 9 in verticale
(nel settore centrale) per resistere ai venti che, nello stretto, possono superare i 200 km/h.”

“L’entusiasmo onanistico della corporazione ingegneristica di fronte al sogno fallico del ponte è ormai palmare: si arriva a proporlo
come ottava meraviglia del mondo e a paragonarlo ai più famosi ponti nord-americani di San Francisco o New York, senza curarsi
dell’area metropolitana degradata da incubo che si verrebbe così a creare fra Reggio Calabria e Messina, senza studiare la realtà
naturale ricca e complessa dell’area dello stretto, senza preoccuparsi del tessuto sociale.”

“Oltre a quelli appena citati, un argomento cruciale che impedisce oggettivamente di essere a favore della costruzione del ponte
sullo stretto di Messina è, insieme a quello geologico, quello economico-finanziario, cioè il rapporto fra costi e benefici
assolutamente non conveniente.”

“L’attraversamento aereo via ponte ridurrebbe i tempi da 25′ a circa 5′ (se non vogliamo correre), ma non ci sarebbe comunque verso
di eliminare code e file –nei giorni clou– perché il pedaggio da qualche parte lo si dovrebbe pagare e in fila ci si dovrebbe
mettere lo stesso, esattamente per gli stessi tempi. Vale la pena di costruire un’opera da 20.000 miliardi complessivi per
risparmiare 20 minuti?”

Ma, a questo punto, vi consiglio di leggervi l’articolo intero, cliccando sul link indicato qui sotto.

E… buona riflessione anche a voi!

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