L'Asse della Vergogna

Era una guerra senza motivo. Una guerra decisa e voluta da Bush e da Blair (e appoggiata da Berlusconi) contro l'ONU e contro l'opinione pubblica internazionale. Ora è anche la guerra dei torturatori e della vergogna per tutto l'Occidente.

Se qualcuno aveva creduto alla definizione di Asse del Bene e alle sue
teorizzazioni, ora avrà modo di ricredersi del tutto.

Pochi credevano e credono che l’Occidente debba e possa andare in giro per il
mondo a suon di guerre ad esportare una democrazia formale e una libertà che
spetta sempre più solo al potere economico e al libero mercato, più che ai
singoli cittadini.
Quei pochi ora sono ancora meno.

Dopo le torture sistematicamente applicate in Iraq e le uccisioni perpetrate
dai giovani soldati delle armate occidentali, non ci resta che vergognarci
nuovamente e fare un esame di coscienza: non ci sono bastate le Crociate, i
Tribunali dell’Inquisizione, i massacri dei Conquistadores, il generale Custer,
il nazismo e il fascismo, il Vietnam e l’Afganistan?
Dove vogliamo arrivare
con la democrazia formale e il nostro mondo globale tecnologizzato?
A chi
dovremmo ancora insegnare qualcosa?

Ora, come sempre, si dice che sono casi isolati e degenerazioni individuali e
che i responsabili saranno puniti. Perché, forse, qualcuno pensava che andassero
premiati?

Che nazioni avanzate sono quelle che si arrogano il diritto di esportare una
democrazia che non sanno insegnare nemmeno ai loro giovani? Soldati che non
sanno che cosa sia La dichiarazione dei Diritti dell’Uomo né La Convenzione di
Ginevra: questa è la realtà.

E non c’entra il numero: diecimila torturatori o un solo torturatore è lo
stesso. E’ la mentalità della guerra e degli eserciti che è infettata, perché
gli eserciti sono fatti per uccidere un nemico.
Altri organismi (Croce Rossa
Internazionale, Amnesty International, Emergency e altri) infatti fanno tutto
alla rovescia e dimostrano che si può fare.

L’Asse della Vergogna occidentale dovrebbe ripensarci.
Tanto, prima o poi,
sarà chiaro a tutti che non abbiamo molto da insegnare agli altri.
E, pian
piano, ce ne andremo tutti dall’Iraq. Con la coda tra le gambe.
Gli Americani
lo sanno già: finì così anche in Vietnam.

Sarebbe ora che anche nelle scuole si parlasse chiaro su queste cose.
O
preferiamo continuare così, a seguire le decisioni di due o tre presidenti
(naturalmente… “democraticamente eletti”) che vogliono continuare ad
esportare con la forza il loro modello di vita e di stato?

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