Premessa (a scanso di facili equivoci qualunquistici):
nessuno può mettere storicamente in dubbio la significativa rilevanza del sindacato nell’affrontare le questioni del lavoro in tutti i settori e, per quanto ci riguarda, nel comparto scuola. I meriti del sindacato sono sotto gli occhi di tutti. Come pure i demeriti.
Non si tratta, quindi, di fare processi sommari a nessuno né di lanciare proclami contro tutto e contro tutti.
Si tratta, solo, di alcune riflessioni per procedere oltre.
Scioperare per un contratto?
E’ oggettivamente un puro atto rituale (nel terzo millennio) il proclamare uno sciopero per il rinnovo di un contratto che sarà per forza di cose rinnovato.
Un atto rituale perché il contratto non è scaduto ieri (e i sindacati lo sanno): è scaduto da 15 mesi, durante i quali tutti noi siamo stati impegnati, chi più chi meno, a cercare di opporci ad una riforma stupida (è l’aggettivo più semplice e più adatto per le cose non pensate).
Ora pare che la riforma sia passata in secondo piano: fino a prima di Natale – tanto per fare un esempio, nelle news del sito CGIL-Scuola si parlava quotidianamente di tutor e di portfolio; da gennaio fino ad ora non se n’è parlato praticamente più (controllare per credere). Forse si pensa che nella contrattazione delle prossime settimane si dovrebbero chiarire anche le questioni lasciate troppo in sospeso dalla riforma. Speriamo che sia così, ma quasi nessuno ci crede più.
Resta il fatto che si viene a chiedere ai lavoratori della scuola di fare ancora uno sciopero dopo tutti quelli, oggettivamente inutili, dello scorso anno.
Inutili perché nulla (dico nulla) è cambiato con quegli scioperi: anzi, la riforma è andata avanti e tutti parliamo oggi tranquillamente di tutor e di portfolio, di unità di apprendimento e di OSA, di Larsa e di chi più ne ha, più ne metta.
E’ evidente che i mezzi di lotta sindacale (soprattutto nella scuola) lasciano proprio il tempo che trovano. E si accettano prove di smentita.
A nessun sindacalista viene mai in mente di provare altre forme di lotta? Magari la redazione di un contro-POF d’Istituto nel quale, accanto alla descrizione di miseri progetti decantati altisonantemente, si scrivesse anche che nei gabinetti della scuola manca la carta igienica?
A nessun sindacalista viene mai in mente di proporre l’eliminazione delle ore di assistenza alla mensa da parte dei docenti per liberare nuove ore didattiche di compresenza a favore del lavoro a piccoli gruppi o per alfabetizzare gli alunni stranieri?
A nessun sindacalista vien mai in mente di risolvere una volta per tutte la questione dei supplenti non-nominati per 5 giorni nella scuola elementare, fatto che genera disorganizzazione didattica in tutto il plesso ad ogni raffreddore del titolare?
A nessun sindacalista vien mai in mente che sarebbe ora di chiedere il pagamento immediato in busta paga delle ore svolte oltre l’orario di servizio per incarichi e straordinari vari, come avviene per altri lavoratori (e non a forfait, dopo un anno, su paghe orarie da apprendisti sedicenni?).
Tenetevi i 50 euro lordi mensili medi che potrete – al massimo - ottenere da questo governo: noi chiediamo la qualità della scuola pubblica (se già non è troppo tardi) e chiediamo di essere trattati da lavoratori e non - ancora e sempre - da volontari e missionari (questo, se lo vorremo fare, lo decideremo noi).
Ci basta già essere presi in giro da una riforma che ha fatto credere alla gente che la qualità della scuola dipenda solo dal merito personale e professionale dei docenti, piuttosto che dalla disponibilità di mezzi e di risorse.
Non vogliamo, quindi, essere presi nuovamente in giro anche dai sindacati della scuola che ci vorrebbero ancora far credere che il rinnovo del contratto possa dipendere da un giorno di sciopero dei docenti.
Chiedete un incontro e sedetevi ad un tavolo col governo, se è solo questo che chiedete. Un contratto, per legge, non si nega a nessuno. Nè da destra, nè da sinistra.
A noi chiedete di scioperare per cose più importanti e meno generiche di quelle che avete scritto nei vostri manifesti per lo sciopero del 18 marzo.
Altrimenti noi e voi resteremo sempre allo stesso punto. Con buona pace di chi - invece - decide per noi e per la scuola pubblica.

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Luigi Perillo








