Nessuno se ne accorge, tranne gli addetti ai lavori, ma i giorni di fine anno scolastico, se visti dall’interno di una qualsiasi scuola, sembrano preludere alla fine del mondo: si tirano le somme, si vuol finire tutto, sistemare, documentare ed archiviare per sempre, relazionare per l’eternità… come se il settembre prossimo fosse lontano mille o duemila anni!
Nonostante l’autonomia, i cambiamenti, le tecnologie e l’informatica, i giorni di fine anno scolastico sono solo e semplicemente fatti di… carta!
Pacchi, mucchi, montagne, tonnellate di fogli, di registri, di relazioni, di verbali, di schemi, di questionari, di tabulati, di moduli, di tabelle, di progetti, di note, di avvisi, di circolari, di elenchi, di…
E’ vero molte scuole hanno adottato sistemi informatizzati e registri elettronici su floppy o cd-rom, ma poi, ancora troppo spesso, ciò che serve, ciò che si vuol vedere, toccare, esibire, firmare è… sempre e solo la versione cartacea!
Tutta quella carta finisce, nel giro di pochi giorni, prima ammucchiata in faldoni e cartellette, in qualche angolo della segreteria scolastica: qua e là occorre ancora il timbro e la firma del dirigente (ma… nulla in confronto alle numerosissime che ciascun docente ha dovuto apporre addirittura sulle pagine bianche e sbarrate dei registri, secondo l’uso burocratico di decenni e decenni fa!).
Poi tutta quella carta (dico tutta) finirà nell’archivio della scuola.
L’archivio, concretamente, è una stanza più o meno grande, cioè “finita” quanto a dimensioni (non “infinita”!). Nella mia scuola ne abbiamo riempita una in meno di due anni.
“Documentare la scuola” - “Lasciare una traccia” - va be’, ma vi assicuro che, tranne rarissimi casi (relativi solo a pochi atti formali), la maggioranza di tutta quella documentazione non serve davvero a nessuno, nè ora, nè mai.
Chi volete che legga la mia “relazione finale” ? Io solo l’ho letta, prima di consegnarla.
Il preside la leggerà? E per quale motivo dovrebbe passare ore ed ore a leggersi 70, 80, 100 relazioni finali, con tutte le cose urgenti e importanti che ha da fare?
Forse la mia relazione finale, le mie annotazioni sul registro, i miei verbali di programmazione, i miei tabulati, ecc. ecc. verranno letti da qualche archeologo fra 400 o 500 anni (sempre che localizzi il sito in cui sorgeva l’archivio della mia scuola e che la carta d’oggi si conservi fino ad allora…).
E che cosa potrà pensare di me, della classe insegnante e della scuola italiana? Non voglio saperlo…
(E voi… non ridete: tanto lo so che anche l’archivio cartaceo della vostra scuola sta scoppiando di roba inutilmente inutile!).
Quando si cambierà?
Secondo me la strada è ancora molto lunga, soprattutto nella scuola.
A proposito: stampate ed archiviate la versione cartacea di questo articolo. Non si sa mai che vi possa tornar utile per qualche necessità…


Luigi Perillo









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