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Miseria e decadenza del portfolio

Una "profezia" del gennaio 2006... che si è già sostanzialmente avverata in minor tempo del previsto!

[Articolo scritto il 2 gennaio 2006]

Tutto si può sostenere e giustificare nella vita: quindi anche la validità e la necessità di un portfolio dell’alunno. Ma, sicuramente, esso è una delle ultime cose di cui avrebbe avuto bisogno la scuola italiana.

Già il nome (appartenente ad un linguaggio “american-aziendalist-latineggiant“) si riferisce ad un catalogo illustrato dei prodotti di un’azienda o ad una raccolta esemplificativa delle foto migliori di una top-model: è, quindi, un nome che non c’entra completamente con l’educazione e con la didattica.

In italiano (visto che la nostra lingua, dopotutto, esiste ancora) avremmo dovuto chiamarlo “portafogli”, senza il rischio o il timore di confonderne l’accezione con il buon porta-banconote che teniamo in tasca… In effetti, un portfolio è, sostanzialmente, una raccolta di carte che arriva da noi proprio nel momento in cui si parla di eliminare dalla scuola (e da ogni amministrazione pubblica) le documentazioni cartacee, per sostituirle con documenti elettronici.

Altra carta, quindi, si aggiungerà, da quest’anno, negli armadi delle nostre aule, negli archivi delle nostre segreterie. In effetti, i più solerti dirigenti scolastici (che ogni giorno ci fanno i conti in tasca su quante fotocopie utilizziamo, facendoci firmare una richiesta cartacea anche per una sola fotocopia) hanno già pensato che, sicuramente, a fine anno, occorrerà fotocopiare ciascun portfolio per tenere una “traccia” burocratica di ciascun alunno per ciascun anno scolastico, come, del resto, prima si fotocopiava ciascuna pagella. E’ evidente che, nel giro di un paio d’anni, non sapremo più dove mettere la carta prodotta, pur prevedendo - nella migliore delle ipotesi - un portfolio “magro“… con una sola ventina di fogli per alunno per anno scolastico…

E non parliamo dei costi, che, in ogni caso, sono pesanti in una scuola senza fondi, costretta a quantificare il numero dei fogli usati e a controllare quotidianamente la destinazione e il motivo delle fotocopie, come ciascun docente può testimoniare (nella mia scuola si fatica, ogni anno, addirittura a stampare un centinaio di copie del POF aggiornato da distribuire almeno alle famiglie dei nuovi iscritti…).

Un portfolio, comunque, non potrà essere fatto solo di carta: anche se il legislatore e i suoi super-esperti consiglieri se ne sono dimenticati, non sarà possibile “certificare le competenze dell’alunno” solo con la carta, per il semplice fatto che molte discipline non usano produzioni cartacee… Basti pensare alla multimedialità, agli strumenti musicali, al canto, alla ginnastica, alle arti plastiche e manipolatorie, a molti laboratori operativi, al teatro, alla danza, alla produzione di filmati, ecc.

Che fare? Inserire nel portfolio dei cd rom, dei floppy, delle videocassette, dei dvd, delle opere scultoree, delle documentazioni fotografiche?

Del resto non si possono escludere, altrimenti cade la logica del portfolio.

Però, se venissero inserite anche le documentazioni non cartacee, ci sarebbe la necessità di organizzare e gestire, per ogni scuola, una mole esagerata di supporti specifici, di spendere molti fondi (e tempo) per la riproduzione e lo “stoccaggio” anche solo dei materiali più significativi prodotti da ciascun alunno in un anno scolastico. Senza contare i prodotti che ogni famiglia e ogni alunno potrebbe aggiungere circa altre competenze maturate al di fuori della scuola…

Come si vede, la situazione è molto più che kafkiana…

E allora, come faremo? Come andrà a finire?

E’ ragionevole e probabilisticamente molto facile prevedere che, nel giro di un paio d’anni, il celebrato portfolio si ridurrà sempre più ad una sintetica certificazione che assomiglierà molto al vecchio “libretto scolastico” che accompagnava i nostri alunni nel loro percorso della scuola dell’obbligo negli anni Cinquanta e Sessanta.

Poche paginette (cartacee, sia ben chiaro!) in cui si inseriranno alcune sintetiche osservazioni circa le competenze dimostrate, un paio di annotazioni sulle specifiche abilità, qualche indicazione sul percorso formativo effettuato da ciascun alunno. Non potrà essere diversamente, dal punto di vista pratico.

Alla fine… niente di nuovo sotto il sole. E non ne parlerà più nessuno.

Tramonterà così anche questa “epocale riforma” della scuola italiana… Ma nessuno, ne son certo, piangerà.

A me, personalmente, vien da ridere già adesso…

Tornate qui fra un paio di anni e mi direte se avrò avuto ragione o no!

P.S.: qui sotto, nei link correlati, trovate due esempi di portfolio…