Per fare una buona riforma (anche non “epocale”, ma almeno funzionale) occorrono solo 3 cose:
1 - che chi la fa sia competente della materia trattata
2 - che chi la fa abbia bene in mente che cosa vuol fare
3 - che chi la fa sappia scrivere 4 articoli di legge (o se li faccia scrivere)
Nel caso del portfolio degli alunni, sono evidentemente mancati tutti e tre gli elementi.
Nel sito ministeriale sono presenti ben 125 FAQ (Frequently Asked Question: la solita manìa dell’inglese per dire “Domande Frequenti”): ben 29 pagine di risposte - a domande anche fittizie - per tentare di spiegare un documento di semplicissima comprensione come un portfolio scolastico…
Se si fosse stati in grado di scrivere 4 articoli di legge chiari, non ci sarebbero state domande, confusioni, ricorsi, incomprensioni… E si sarebbe risparmiato anche tempo, rispetto a quello impiegato per le 125 FAQ!!!
Personalmente sono convinto che il portfolio non serva realmente a nulla nella nostra scuola, ma rispetto qualsiasi riforma che un governo di maggioranza voglia e sappia fare.
Il problema è che, in questo caso, non si è saputo fare nemmeno ciò che si credeva di avere in mente.
Sarebbe bastato scrivere 4 articoli così impostati:
1) che cos’è e a che cosa serve un portfolio (max 6 righe)
2) quali sono le parti che lo compongono (max altre 6 o 7 righe)
3) specificare quali norme e documenti precedenti vengono sostituiti e abrogati dall’ entrata in vigore del portfolio (max 5 righe)
4) predisporre un allegato con le pagine del portfolio da utilizzare nelle scuole.
La riforma è fatta!
Ci voleva tanto? Una riforma così si fa in poche ore: sarebbe bastata una commissione di lavoro di un pugno d’insegnanti (cioè gente del mestiere, che anche i partiti di maggioranza dovrebbero avere fra le loro fila). In una settimana sarebbe stato pronto anche il decreto compreso l’allegato. Il Consiglio dei Ministri approva e via…
Invece no, hanno impiegato alcuni anni per creare pasticci, confusioni, centinaia di dubbi, di domande e di risposte, ricorsi al TAR, brutte figure personali, circolari e contro-circolari, note e comunicati per spiegare ciò che non si è saputo spiegare in fase di legiferazione…
Che figura!
E gente così ha il coraggio, anche, di voler candidarsi a governare una metropoli?
Io non aggiusto i rubinetti, perché non sono idraulico e so di non saperlo fare.
Perché certe persone credono di poter fare il ministro senza nemmeno saper progettare 4 articoli di legge?
Non basta essere eletti per diventare competenti di ciò che non si conosce: non è assolutamente un fatto automatico. Ci vorrebbe un miracolo.
Oppure solo un po’ di umiltà e di buon senso, per rimanere al proprio paese a fare bene il poco (o tanto) che si sa fare.

Luigi Perillo








