L’idea, in teoria, può anche sembrare buona: lasciare all’autonomia scolastica la creazione di propri curricoli in base alle Nuove Indicazioni Nazionali che verranno predisposte.
Un concetto, del resto, già espresso nel Regolamento sull’autonomia progettuale e didattica delle scuole.
Nella pratica, però, l’efficacia e la funzionalità di questa nuova ennesima riforma della scuola si misureranno su due punti fondamentali:
- quale garanzia si ha che le Nuove Indicazioni Nazionali saranno davvero “indicazioni” utili per le scuole?
- chi garantirà la qualità dei curricoli di ciascuna scuola?
Non si tratta di essere pessimisti o disfattisti a priori: il fatto è che le basi di partenza (vedi i documenti ministeriali) sono troppo retoriche e teoriche per poter essere credibili.
E’ facile prevedere, nei prossimi mesi e nel prossimo anno scolastico, una nuova “sbandata” della scuola italiana verso corsi di aggiornamento, produzione cartacea massiccia da inserire nei POF, convegni, ricerche e sperimentazioni più o meno obbligate, fioritura di manuali, riviste e libri sui curricoli scolastici… Senza contare che i dirigenti scolastici faranno a gara per mostrare il proprio POF curricolato all’utenza…
Tutto, poi, si ridurrà ad alcune nuove documentazioni formali da aggiungere a quelle che già la scuola produce quotidianamente… Progettualità è una bella parola, ma produce spesso solo tanta carta.
La sostanza didattica cambierà ben poco: in fondo, il mondo non è poi cambiato così tanto da doversi reinventare le discipline scolastiche, gli obiettivi di apprendimento e le metodologie didattiche della scuola di base secondo le presunte esigenze dell’utenza locale di ogni singolo quartiere cittadino o paesìno di montagna…
Comunque, alla fine, avremo dei curricoli perfetti ed autonomi in una scuola già senza soldi non solo per pagare i supplenti e per realizzare i progetti, ma nemmeno per comprare i toner delle fotocopiatrici, per sostituire i mouse dei computer, per comprare gli asciugamani di carta per i servizi… come qualsiasi lavoratore della scuola può testimoniare per il presente.
Spero sinceramente di essere smentito su tutti questi punti, ma, oggettivamente, abbiamo più dati a sfavore che a favore: per questo gli insegnanti faticano ormai da anni a credere alle favole a lieto fine dei ministri di turno e degli esperti pagati per raccontarcele.
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Luigi Perillo








