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Essere sé stessi o seguire una tecnica?

Una delle domande più frequenti che mi viene posta, e che spesso diventa polemica nei forum o nei newsgroups, è se sia in qualche modo "corretto" usare delle tecniche per raggiungere il fine che ci siamo proposti, o se non si debba invece essere semplicemente sé stessi e lasciare che le cose accadano "naturalmente".

Le risposte che do sono diverse, a seconda della simpatia e disponibilità ad imparare di chi mi pone la domanda: se è qualcuno che sta semplicemente criticando, gli rispondo gentilmente di procedere come meglio crede, e di lasciare me il permesso di fare lo stesso.

A chi dimostra maggior buona volontà, rispondo invece che non è possibile non usare una qualche “tecnica”, semplicemente ci si comporta come ci hanno insegnato che ci si “dovrebbe” comportare, e anche questa è una tecnica.
Rispondo anche che questa posizione contiene un vizio di fondo che si riflette poi negativamente su tutto il processo seduttivo, ovvero contiene la falsa premessa che queste cose “succedano”, per cui se con questo comportamento non succede niente, sarà sufficiente aspettare, e prima o poi Cupido si occuperà anche di noi.

Ognuno è liberissimo di accettare questa posizione, che a me sembra francamente da perdenti. In generale, mi sembra che si ottengano molti più risultati in qualunque campo operando attivamente perché le cose “succedano”, non aspettando che accadano da sole. E ogni volta che si agisce attivamente, si mette in azione una qualche tecnica, che ce se ne renda conto o meno.
Accettate queste premesse, diventa chiaro che alcuni comportamenti danno maggiori risultati di altri e conviene adottarli.
Che poi lo si chiami tecnica o meno, è abbastanza irrilevante.

Tuttavia, questo tipo di critica non è completamente infondato, nel senso che se qualcuno è abituato a comportarsi in un certo modo, scegliere altre strategia può sembrare - ammesso di riuscirci - falso e innaturale, di qui tutte le resistenze a operare cambiamenti di questo genere.

In realtà, un’analisi approfondita mi ha fatto comprendere che la dicotomia “essere sé stessi/seguire una tecnica” è assolutamente falsa, perché si basa sulla presupposizione che una persona timida, insicura, passiva sia “sè stessa” quando si comporta in modo timido, insicuro e passivo, ed è pertanto inutile insegnarle a comportarsi diversamente.

Non è assolutamente così, e qualunque studio psicologico serio può confermarlo.
Un bambino nasce con due sole paure: quella di cadere, e quella dei rumori improvvisi.
TUTTE LE ALTRE SONO APPRESE!
Non vedrete mai un bambino timido, insicuro, rinunciatario, scoraggiato, pauroso, fino a quando qualcuno non glielo avrà insegnato (avete mai visto un bambino che impara a camminare rinunciare dopo qualche caduta?), o fino a quando qualche esperienza negativa gli avrà insegnato che è meglio lasciar perdere in partenza.

Allora, occorre ricordare a chi sostiene che le cose debbano andare in modo “naturale”, che le persone sono aggressive (nel senso di “andare verso”) e seduttive per natura, tendono alla soddisfazione dei loro bisogni naturali e sessuali e non verrebbe loro in mente di considerare “sbagliati” questi impulsi se non ci fosse un lavaggio del cervello in questo senso fin dalla più tenera età.

Per cui, mentre l’utilizzo di una particolare tecnica può sembrare “innaturale”, se non è coerente con il nostro comportamento abituale, il recupero della nostra autenticità più profonda non lo è affatto; e ritrovare quindi il nostro vero sé aggressivo, seduttivo, potente, disinibito,…questo si significa “essere sé stessi” ottenendo nel contempo i risultati che meritiamo.

Un saluto

Bruno

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