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Sempre sulla sincerità...

In rete possiamo indossare i panni di qualunque personaggio esistente, mitico, assurdo e impensabile. Ma... conviene?

Chi chatta ha nella sua mente un potere enorme. Chi è svelto di dita e di tastiera, è convinto di poter sedurre chiunque, la casalinga felicemente sposata con pargoli annessi, così come la manager rampante o la principessa in attesa di prendere possesso del regno: che ci vuole? Che importa quanto sfigati siamo, quando è così facile essere qualcun altro?

In realtà, con le menzogne non si va da nessuna parte. Ci sono centinaia se non migliaia di persone che accendono il pc e pensano “Adesso fingo, adesso mi invento delle storie, adesso creo”, e con questo presupposto sperano di fare strage di cuori semplicemente abbordando la prima donna che risponde garbata e cominciando a riempirla di complimenti insensati dopo poche battute.

IL BUGIARDO: Come ti chiami?
LEI: Iris (o Ester, o Ines)
IL BUGIARDO: Che nome meraviglioso!!! Ma è davvero il tuo? Non posso crederci!
LEI: Giuro! Mi chiamo proprio così.
IL BUGIARDO: Io mi chiamo Paco
LEI: Paco?
IL BUGIARDO: Sì, sono figlio di un algerino ricco e di una principessa Rumena.

E così via… Il punto è che vale sempre la vecchia massima di Emerson “Scusa, non riesco a sentire ciò che dici, perché ciò che sai parla molto più forte.”

Ovvero, per quanto bravi crediate di essere, sarete smascherati in brevissimo tempo. E se anche prolungate la finzione, non supererete comunque la prova dell’incontro dal vivo.

E se invece di “inventarci” un’altra identità, come spesso siamo tentati di fare, e non solo in chat, ci dedicassimo a migliorare quella che abbiamo?

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