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LA SICILIA PREISTORICA - 2^ parte -

Il neolitico - l'età del ferro

Il
neolitico:
La vita
nell’età neolitica risale in media all’VIII millennio a.C. e si esprime,
per la prima volta, nell’indipendenza dell’uomo dalla natura. L’uomo, infatti,
non vive più dei frutti spontanei della caccia, della raccolta o della pesca ma
elaborerà la domesticazione, l’allevamento del bestiame e l’agricoltura. Tra le
conquiste culturali di maggiore rilievo c’è la navigazione, la lavorazione della
ceramica e la tessitura.

I primi insediamenti neolitici dell’area mediterranea sono individuati nelle
regioni del Medio Oriente e nel basso corso del Nilo, da cui si sono diffuse, in
seguito, varie correnti culturali verso l’Occidente.

In Sicilia, così come in Liguria e in Puglia, l’età neolitica ha generato la
cultura della ceramica impressa: lo testimoniano siti archeologici noti come, ad
esempio, Stentinello, San Cono e Villafrati. In particolare
Stentinello deriva il suo nome deriva da un villaggio fortificato situato 5 km a
nord di Siracusa, in cui si trovano resti di capanne a pianta rettangolare, vasi
di terracotta decorati a impressione (con il punzone o con l’unghia) e utensili
litici di selce, basalto e ossidiana.

Non mancano ulteriori resti di civiltà neolitica a Matrensa e Megara Hyblea.

Verso il 2500 a.C.
appare in Europa occidentale il primo metallo, il rame, che l’uomo fuse con lo
stagno ottenendo il bronzo. Con l’età del
bronzo
si entra nella protostoria, cioè nel periodo di transizione compreso tra i tempi
storici e quelli preistorici.
Nella Protostoria si elaborano le prime
documentazioni scritte; a partire da queste documentazioni ricaviamo i limiti
cronologici, che variano in relazione ai diversi paesi: nell’Europa
occidentale la protostoria coincide con la prima età del ferro.

Gli scavi stratigrafici di Chiusazza, vicino Siracusa, hanno portato alla
luce manufatti in ceramica dell’età del rame; questa ceramica è stata
classificata in diversi tipi i più antichi dei quali sono anteriori al
protoelladico greco e si apparentano ai tipi tardivi del neolitico nella Grecia
continentale. La ceramica dei bellissimi vasi monocromi rossi, semi ovoidali di
Malpasso, e quella del fiaschetto a collo alto di Monte Sant’Ippolito, si fa
risalire ad un tipo noto a Cipro, della prima età anatolica del bronzo.

Durante l’età del bronzo si fa sempre più imponente in Sicilia l’influenza della
civiltà micenea, allora nel suo primo sviluppo marittimo ed
espansionistico. Appartengono a questo periodo le tombe scavate nella roccia,
con ampia cella preceduta da un vano di accesso, rinvenute a Pantalica, a
Monte Sant’Ippolito, a Castelluccio e a Cassibile.

L’abbondanza dei reperti ritrovati permette di stabilire una cronologia
relativamente precisa. Favorite dalla vicinanza dello Stretto di Messina
e dall’esperienza dei propri marinai, le Isole Eolie vivono una brillante
rinascita. Negli strati di Capo Graziano (Filicudi) si trovano prodotti
egei appartenenti alla fine dell’elladico medio (1580 - 1550) e al
miceneo (1550 - 1400 a.C.); si tratta di ceramiche ad impasto piuttosto
grossolano, ornate di linee incise e punti, derivate da un prototipo
dell’elladico medio del Peloponneso (plimia). Nella stessa zona si trovano armi
ed attrezzi di pietra, stampi per oggetti di bronzo e fusi che attestano l’uso
della filatura e della tessitura.

In Sicilia, la civiltà detta di Castelluccio sembra contemporanea all’elladico
medio e recente (1800 - 1400 a.C.).

Rinvenimenti risalenti alla civiltà di Castelluccio sono le tombe che si
presentano come piccole celle arrotondate aperte verso l’esterno da una
finestrella che dà su un pozzetto o su una specie di edicola, e chiusa da una
lastra, talvolta scolpita con decorazioni a spirale.

Arricchiscono il decoro funerario trovato all’interno di queste tombe, lame in
ossidiana, asce in basalto, armi in pietra e statuette sacre. Tipica
dell’elladico medio è la ceramica a fondo giallo e rosso, dipinta con linee
marroni o nerastre e la ceramica “cappadoce” dell’Anatolia centrale. Di
chiara influenza occidentale è il “bicchiere campaniforme” iberico,
di cui ritroviamo alcuni richiami nei rinvenimenti della parte nord-occidentale
della Sicilia.

Solo alla fine del II millennio a.C. ha inizio l’età del ferro che ha visto la
definitiva indoeuropeizzazione delle popolazioni mediterranee della penisola.
Tale fenomeno porta alla costituzione, in Italia, di un vero e proprio mosaico
di popoli: quelli che parlano lingue pre-indoeurope e quelli che invece usano
idiomi di origine indoeuropea. I primi, più antichi, sono stanziati nella fascia
tirrenica e nella Sicilia occidentale, gli altri occupano la costa orientale.

I popoli non indeuropei sono invece gli elimi e i sicani nella
Sicilia centro-occidentale, e i fenici di origine semitica che mantengono
le loro basi commerciali nell’isola. I siculi sono sicuramente indeuropei
e si affermano nella Sicilia orientale.

Dell’età del ferro rimangono tracce di villaggi di capanne, come a monte
Finocchito
mentre le ceramiche e gli oggetti metallici rinvenuti,
testimoniano scambi commerciali con i popoli ellenici.