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IL SICILIANO: "DIALETTO O LINGUA?" - pag. 2^ -

Il greco siculo, il latino siculo, l’arabo siculo, il franco siculo, l’ispano siculo, l’italo siculo, sempre una lingua, una sola: "il Siciliano" - Divenne la prima lingua letteraria italiana (Dante, nel De Vulgari Eloquentia) - La Sicilia, ha elaborato la prima lingua letteraria italiana - il Siciliano, lingua ufficiale per oltre due secoli (il XIII e il XIV ) -

Nell’intento
di
approfondire
ulteriormente la questione, pongo a mia volta, a me stesso e a voi, una domanda:
Il SICILIANO è
LINGUA o DIALETTO?
Affrontiamo complessivamente i due quesiti,
tramite le autorevoli valutazioni storico - critico - letterarie di Mario
Sansone e di Salvatore Camilleri:

1) dal punto di vista
glottologico ed espressivo non c’è alcuna differenza essendo la lingua
letteraria un dialetto assurto a dignità nazionale e ad un ufficio unitario per
complesse ragioni storiche;

2) il Siciliano, con la
poesia alla corte di Federico II, è stato determinante per la nascita della
poesia italiana;

3) il Siciliano è stato
lingua ufficiale per oltre due secoli (il XIII e il XIV );

4) il Siciliano è stato
strumento letterario di poesia e di prosa:
nella seconda metà del sec. XV
diede vita alle Ottave o Canzuni, nel sec. XVIII a un autentico poeta
come Giovanni Meli e nel XIX secolo a Nino Martoglio, ad
Alessio Di Giovanni
, al Premio Nobel Luigi Pirandello(foto
a sx).
E ancora, la
sua influenza si riscontra in Verga e Tomasi di Lampedusa;

5) il Siciliano,
per ispirazione, toni e contenuti
, è capace di esprimere tutta la
complessa realtà
,

dall’aspetto
lirico all’epico, dal tragico al comico, in tutte le sue essenze, potenzialità,
sfumature.

 E riportiamo ancora le parole
di Guido Barbina: “Tralasciamo, perché puramente accademico e fuorviante, il
pretestuoso problema della differenziazione fra lingua e dialetto
e taluni
passi tratti dall’articolo: - Le lingue minoritarie
parlate nel territorio dello Stato Italiano - di Roberto Bolognesi”. “Tecnicamente
i termini lingua e dialetto sono interscambiabili
” e aggiunge “il loro uso
non implica nessuna precisa distinzione genetica e/o gerarchica. Tutti i
cosiddetti dialetti italiani sono lingue distinte e non dialetti dell’Italiano
“.

“Il dialetto - asserisce
a tal proposito Salvatore Riolo - non è una corruzione né una
degenerazione della lingua e non potrebbe mai esserlo, perché i dialetti non
sono dialetti dell’italiano
, non derivano, cioè, da esso ma dal latino,
e soltanto di questo potrebbero eventualmente essere considerati corruzione”.

E infine, secondo lo Studio del
Centro Ethnologue di Dallas: “Il Siciliano è
differente dall’Italiano standard in modo abbastanza sufficiente per essere
considerato una lingua separata, è inoltre una lingua ancora molto utilizzata e
si può parlare di parlanti bilingui, in Siciliano e in Italiano standard”.

Alla luce di queste
considerazioni - ma ben altre se ne potrebbero portare a supporto tra le quali,
di particolare rilievo: la presenza di Vocabolari, di testi di
Ortografia
, di Grammatica, di Critica, eccetera -
ritengo si possano sciogliere(entrambi positivamente) i quesiti che ci siamo
posti; ovvero:

A) - ha senso perseguire la
trascrizione corretta del Siciliano
;

B) - il Siciliano può
essere considerato, a pieno titolo, Lingua
.

Rebus sic stantibus,


PERCHE’
IL SICILIANO? E QUANDO?

La questione, in realtà, è ben
altra! La scelta del sistema di comunicazione non è, infatti, abito soggetto
alla moda, al clima, al fine. La scelta nel nostro caso, ci avverte ancora il
Camilleri (foto a fianco interattiva)
, è
dettata a priori: il “SENTIRE SICILIANO”. Il che significa:
“esprimersi con FORME, con SPIRITO, con IMMAGINI PROFONDAMENTE SICILIANI e non
già con scialbe traduzioni dall’Italiano”
; significa ancoraliberarsi
dal preconcetto che il dialetto debba solamente rivolgersi alle piccole cose, al
folclore, al ricordo”. “Il dialetto può esprimere tutte le complesse realtà: la
storia, la filosofia, la sociologia, tutte le scienze, non in quanto tali, ma
come patrimonio culturale che chi scrive consuma nell’atto della creazione”.

E allora, QUALE SICILIANO? Quello di Catania o quello di
Palermo
? Quello di Siracusa o quello di Trapani o
l’Agrigentino, l’ Ennese, il Messinese, il Nisseno, il Ragusano
? Perché non
tutti assieme? “Il prodotto di tutti essi, appunto, l’idioma, la lingua
Siciliana”
.

Chiudo
con un monito: “come la società tradizionale anche - lingue così
dette ‘minoritarie’
- non possono permettersi il
lusso della nostalgia; la loro sopravvivenza è legata alla capacità di adeguarsi
al mondo che evolve”.