Questo sito contribuisce alla audience di

Belice: La catastrofe infinita! "Scossi per Sempre"

Una strage e danni incalcolabili - Terremoto del nono grado della scala Mercalli - I giorni che sconvolsero l'isola - Le province coinvolte nel sisma: Palermo, Trapani e Agrigento - I morti furono 287, i senzatetto oltre 80 mila -

Quella notte l’inferno: Il terremoto del nono grado della scala Mercalli colpì il Belice nella notte tra il 14 e il 15 gennaio del 1968. Le città di Montevago, Salaparuta e Gibellina vennero completamente distrutte. Ma in totale i comuni gravemente danneggiati furono 15. Le scosse di assestamento della settimana seguente interessarono altri sei paesi. Tre le province coinvolte nel sisma: Palermo, Trapani e Agrigento. I morti furono 287, i senzatetto oltre 80 mila.
Fino a oggi nel Belice sono stati spesi circa 1,5 miliardi di euro. Ma, a 36 anni dal terremoto, la ricostruzione non è ancora terminata: 400 persone vivono nelle baracche, 600 prefabbricati d’amianto devono essere smaltiti, 70 ettari di terreno attendono la bonifica. Restano poi da costruire 1.000 prime case. Mentre interi quartieri del comune di Montevago vanno urbanizzati: non ci sono strade, illuminazione e fognature. Nove italiani su dieci, fuori dalla Sicilia, non sapevano che cosa fosse il Belice, fino al 15 gennaio 1968. I nomi di Gibellina, Montevago, Santa Ninfa divennero sinistramente famosi in una notte, man mano che crescevano le notizie dello spaventoso terremoto. E il nome di quel povero fiume evocò, a lungo, immagini di desolazione. Arrivarono, per primi, gli invitati, della «Stampa», per distribuire, ai diseredati di Sicilia, gli aiuti raccolti dal giornale torinese, con una fulminea sottoscrizione.
Sergio Devecchi girava di tenda in tenda, con le mazzette delle banconote e i blocchetti delle ricevute. Ed ebbe la sorpresa di imbattersi in un personaggio che aveva conosciuto bene a Torino, protagonista di una importante impresa: era il carabiniere Giordano, l’uomo che aveva arrestato il feroce bandito Cavallero, ora ridotto, come tutti i suoi compaesani, ad aspettare la carità. Doveva essere un soccorso di emergenza, destinato a non umiliare nessuno: e tanto Devecchi quanto Giordano superarono l’imbarazzo. Nessun dei due pensava che la vergogna del Belice sarebbe durata tanti anni, nell’Italia del benessere. Anche le tragedie sono di prima e seconda classe. Quella che ha colpito il Belice trentaquattro anni fa è addirittura di terza classe. Quattordici comuni distrutti, centinaia di morti, migliaia di feriti e di senza tetto, gli effetti del terremoto. Dimenticata con il tempo, è come se non fosse mai avvenuta, tranne per chi la visse in prima persona e per chi si è arricchito speculando. Più di otto anni fa crollava la chiesa che Ludovico Quaroni progettò per Gibellina. Fu l’ultima volta che i media parlarono del paese siciliano e della tragedia del Belice, ma non mi stupisce.
La Sicilia è terra che assurge alla cronaca il più delle volte solo per accadimenti tristi o perché ( ma in fondo è la stessa cosa) le elezioni sono da sempre monopolio di un solo partito politico, quello più forte al momento, a prescindere dal suo colore.
Gibellina Nuova, città simbolo, famosa per le opere che molti architetti, oggi noti al grande pubblico, progettarono per questa cittadina, oggi è il simbolo della rinascita culturale e sociale delle zone del Belice colpite dal terremoto del 1968.