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Belice: La catastrofe infinita! "Scossi per Sempre" - pag. 4 -

Sto qui da 35 anni. Cuffaro l'anno scorso a Porta a porta ha detto che non ci sono più baracche. Non ce ne sono più? E perché non viene qui? Lo invito io - La gente non se ne rende conto, respiriamo veleno ogni minuto - Ma perché ci hanno dato i lotti qui, in mezzo a questo schifo? - Giuseppa Zinna, suo marito, e i due figli vivono nell'inferno da 24 anni - Certificazione ufficiale di baraccati a vita - "Non so nemmeno come è fatta, una casa".

Rosa Randazzo, per esempio, ogni mattina apre la finestra e vede desolazione e morte. “Io sono biologa» si dispera. «Lo so cosa vuol dire l’amianto. Ho paura per i miei figli: non possono nemmeno uscire a giocare. La gente non se ne rende conto, respiriamo veleno ogni minuto. Tra trent’anni vedremo quanti di noi avranno un tumore. Ma perché ci hanno dato i lotti qui, in mezzo a questo schifo?”. Di fronte a lei, in via Riparia, prefabbricato numero 2, abita assieme alla moglie e le due figlie Giuseppe Monreale: “Sto qui da 35 anni. Cuffaro l’anno scorso a Porta a porta ha detto che non ci sono più baracche. Non ce ne sono più? E perché non viene qui? Lo invito io”. Nei prefabbricati rimane pure qualche negozio: la cartoleria, il panificio, la carrozzeria.
I segni del disastro del 1968 sono anche nei documenti. Santa Margherita è l’unico posto d’Italia senza toponomastica. Sulle carte d’identità resta il numero di comparto e di lotto. Certificazione ufficiale di baraccati a vita.
Peggio di tutti stanno però a Menfi: 250 persone nei prefabbricati e 500 progetti di prime abitazioni ancora da approvare. Antonino Buscemi, il sindaco, è disperato: “Non ne posso più, mi fermano a ogni incrocio. È una situazione mortificante”. Giuseppa Zinna, suo marito, e i due figli vivono nell’inferno da 24 anni: “D’estate moriamo di caldo, d’inverno di freddo” racconta. Tempo fa una tromba d’aria ha fatto volare il tetto del soggiorno. Adesso, quando piove entra l’acqua. Tutte le camere hanno grandi chiazze grigie sul tetto. Allora ci si arrangia: “Di notte, per esempio, i miei figli si alzano, prendono le bacinelle e le mettono dove gocciola”.
Il vicino di casa, Giovanni Sansone, fa il muratore. Ha 33 anni, è sposato, con due figli. Tutti nati e cresciuti qui. “Aspetto da vent’anni” dice mentre aggiusta una piastrella del bagno: “Entravano i topi” spiega. “Per fortuna faccio questo di mestiere. Altrimenti sarebbe un problema con tutti i lavori necessari”. Dei ratti, però, non si preoccupa più di tanto. Sorride, anzi. Tra 12 mesi finiranno di costruire il suo appartamento. Maria Cristina, la moglie, tiene in braccio il figlio di due anni. Quasi grida, per la contentezza: “Una casa. Non ci posso credere! È troppo bello. Una casa! Non so nemmeno come è fatta, una casa”.
di Francesco Troina