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La SICILIA: "Dalla Preistoria alla.. Storia" - pag. 3 -

Le grotte costituiscono la prima dimora conosciuta dell'uomo in Sicilia - Le grotte furono abitate all'incirca 12.000 anni fa, ma i primi uomini avevano popolato la Sicilia alcune centinaia di migliaia di anni prima - Sull'altro versante del monte Pellegrino, alla grotta Niscemi ed in altre grotte(da quella della Za' Minica, presso Carini, a quella del Genovese, a Levanzo) è un infittirsi di esemplari raffigurazioni collocabili intorno ai 12.000-8.000 anni fa - Si tratta di un comprensorio di primaria importanza per la conoscenza dell'arte rupestre paleo-mesolitica.

Le grotte costituiscono la prima dimora conosciuta dell’uomo in Sicilia. Diciamo conosciuta perché sappiamo, da non molto tempo, che i primi abitanti dell’isola non furono gli occupanti delle grotte, ma bande di cacciatori che ci hanno lasciato i labili segni della loro presenza databile ad oltre centomila anni fa, sotto forma di rudimentali strumenti prodotti da pietre e ciottoli scheggiati con maestria ed efficacia. Se le grotte furono abitate all’incirca 12.000 anni fa, i primi uomini avevano, pertanto, popolato la Sicilia alcune centinaia di migliaia di anni prima. Ma torniamo alle grotte, in esse gli uomini consumarono non soltanto i riti e le pratiche del quotidiano tran-tran domestico, ma anche quelli estemporanei dell’invocazione delle forze della natura e della propiziazione alla caccia. E’ proprio nel territorio suburbano di Palermo che si trova uno dei “santuari” più famosi della preistoria europea e mediterranea: la grotta dell’Addaura. In essa un ignoto artista-stregone tracciò, con linee sottili ma decise, i contorni essenziali di alcune figure umane che danzavano intorno a due acrobati o vittime. L’esegesi della scena non è chiara. Per alcuni l’immagine rappresenta un’animata esibizione ginnica, per altri, invece, l’artista volle ricordare un vero e proprio sacrificio umano basato sull’autostrangolamento delle due vittime per l’azione lenta ed inesorabile di robuste corde che legavano collo e fallo passando attraverso i glutei. Sull’altro versante del monte Pellegrino, alla grotta Niscemi, ed in tante altre grotte del litorale (da quella della Za’ Minica, presso Carini, a quella del Genovese, a Levanzo) è un infittirsi di esemplari raffigurazioni naturalistiche o schematiche collocabili intorno ai 12.000-8.000 anni fa. Si tratta, pertanto, di un comprensorio di primaria importanza per la conoscenza dell’arte rupestre paleo-mesolitica. Passando ai periodi successivi della preistoria, al neolitico ed all’età del rame e del bronzo, ricordiamo la grotta dell’Uzzo, nel nord-ovest dell’isola, ormai famosa per averci offerto la completa sequenza cronostratigrafica del passaggio dalla caccia alla raccolta ed all’agricoltura. Le ricerche in questa grotta hanno contribuito a ridimensionare il tradizionale paradigma diffusionista che voleva il neolitico introdotto totalmente dall’Oriente, rivalutando il ruolo fondamentale delle comunità locali. In seguito a questi scavi si è percepito con chiarezza che la facies neolitica di Stentinello, caratterizzata dalla elaborata ceramica decorata da incisione, impressione ed excisione, associata a quella dipinta in bicromia e tricromia, è successiva ad una prima fase a decorazione impressa presente, oltre che all’Uzzo, anche nella famosa Grotta del Kronio, presso Sciacca.