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La SICILIA: "Dalla Preistoria alla.. Storia" - pag. 5 -

La Sicilia sud-orientale, con l’emporio costiero di Thapsos, esemplifica questo periodo di contatti fra Sicilia ed Egeo - Pantalica uno degli insediamenti più suggestivi dell'intera preistoria siciliana - Le indimenticabili escursioni fra le Cave del pianoro ibleo, ancora incontaminate e intaccate a tratti da suggestive tombe a grotticella dell'antica età del bronzo - Dubbi ed incertezza ci fermano nel tentare di dare un nome agli artefici della preistoria più recente.

Intorno alla metà del II millennio a.C. la Sicilia sud-orientale, con l’emporio costiero di Thapsos, che più esemplifica questo periodo di fervidi contatti fra Sicilia ed Egeo, costituisce la frontiera occidentale dal vasto areale di commerci mediterranei gestiti dagli abili Micenei. L’influsso miceneo fu tale che le originarie capanne rotonde furono presto rimpiazzate da edifici a corte centrale, che altro non sono che la diretta imitazione delle regge micenee. Analoga volontà di imitazione si nota nella struttura di alcune tombe a grotticella, scavate nella roccia, poco lontano dall’insediamento. Al finire dell’età del bronzo, cioè del I millennio a.C., si riferisce uno degli insediamenti più       suggestivi dell’intera preistoria siciliana: Pantalica. La vasta città sorgeva su un alto pianoro che può considerarsi una vera e propria isola nell’entroterra siracusano. E’, infatti, inaccessibile su tutti i lati resi oltremodo ripidi dalla millenaria erosione dell’Anapo e del Calcinara che, proprio sotto Pantalica, confluiscono. Soltanto sul lato sud-occidentale uno stretto istmo collega il pianoro insediamentale con il resto del territorio circostante offrendo una agevole via di accesso. Esso venne, però, protetto da un profondo fossato scavato nella roccia e da un muro di difesa. La forma di governo della città era, sul finire del II millennio a.C., la monarchia. Ce lo testimonia, a Pantalica, l’edificio che si trova nel punto più alto del pianoro, chiamato “anaktoron”, cioè casa del “wanax”, il re di omerica memoria, che regnava sulle cittadelle micenee dall’alto della sua reggia. Ai bordi del pianoro si estendevano le varie concentrazioni di tombe a grotticella scavate nella roccia che costituiscono l’aspetto più spettacolare e suggestivo di Pantalica. Al museo archeologico Paolo Orsi di Siracusa sono conservati i corredi di tali tombe costituiti di bella ceramica lustrata in nero o rosso dalle eleganti forme e profili. Passando alle necropoli come tacere le indimenticabili escursioni fra le Cave del pianoro ibleo, ancora incontaminate e intaccate a tratti da suggestive tombe a grotticella dell’antica età del bronzo. Tra queste meritano particolare sottolineatura quelle di Castelluccio, Cassibile e Cava Lazzaro. Visite indimenticabili percorse da un perduto spirito di avventura che si ritrova attraversando la fitta vegetazione naturale che gelosamente nasconde questi primordiali esempi di architettura rupestre, o attraverso i ruscelli d’acqua limpida e i riecheggianti dialoghi delle moltitudini di volatili. La ricerca archeologica stenta nel conferire fisionomia specifica a ciò che dissotterra. Dubbi ed incertezza ci fermano nel tentare di dare un nome agli artefici della preistoria più recente. Eppure essi erano ben noti alle civiltà vicine ed in particolare a quella micenea che intratteneva regolari contatti con l’isola e con i suoi evoluti abitanti. Attraverso le stringate notazioni extra-contabili delle tavolette scritte nei palazzi micenei vengono adombrati toponimi e nomi che tutto lascia pensare collocarsi in Sicilia.