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Mamme italiane e mamme straniere, ma sempre mamme

I consigli della mamma sono sempre preziosi - Noi non siamo mica senza dignità come queste ragazze - Mamma, queste cose si chiamano libertà, democrazia! - Qui non ti manca niente: non ti abbiamo mai lasciato senza soldi, la casa ce l’hai - Puoi anche stare a casa senza lavorare - E così vuoi andare in Europa per fare dei lavori che ci sono anche da noi e qui non li vuoi fare - La democrazia di cui parli ne ha combinate di tutti i colori - Questo era il mio "ottimistico" punto di vista: finche non sono finito in galera, in Italia naturalmente!


In occasione della “festa della Mamma 2004″, un brevissimo racconto autobiografico di Nabil Tayachi, che fotografa, descrivendo, quasi esattamente, il pensiero di una mamma, la sua, alla decisione del figlio di “emigrare” nella “ricca e civile” Italia e la condizione degli immigrati extra-comunitari che approdano nella nostra terra. Sembra di leggere, ma credo non vi siano differenze in questo, la descrizione, per bocca del figlio, dei dubbi, delle paure e delle verità dette da “una mamma siciliana” o meridionale, di inizio secolo scorso e fino agli anni 1970/80, che apprende dal figlio la decisione di voler “emigrare” , per costruirsi un futuro migliore. Ecco che, tramite il racconto di Nabil Tayachi, i dubbi, le paure e le verità dette da sua madre, diventano le parole di tutte le mamme del mondo a sud del benessere”, costrette a veder partire i propri figli e mariti alla volta di un nord che non ci appartiene, che non fa parte del nostro “comun vivere” , ma che è sempre “più ricco e spietatamente opportunista”; a riprova che una mamma è sempre tale a “dispetto” dell’ appartenenza religiosa, etnica, culturale o sociale. La mamma, quindi, come valore unico, assoluto è universale, a tutte le latitudini. L’amore di mamma, come valore ecumenicamente universale, sia essa Siciliana, Tunisina o di qualsivoglia parte della terra. Buona lettura.

E’ tutta colpa mia: i miei genitori mi avevano consigliato di non venire in Italia. Mia madre mi diceva sempre:

- Se vuoi andare via, vai in Libia, tu conosci un mestiere per cui là troverai certamente lavoro, rimanendo in un paese arabo. Io così potrò stare tranquilla. Cosa vai a fare in Italia?

Guarda la televisione: si vedono soltanto programmi con ballerini seminudi, maleducati che sono. Non sanno che noi vediamo queste trasmissioni e non potremmo guardarle. Noi non siamo mica senza dignità come queste ragazze quasi nude che non hanno famigliari a controllarle e non si vergognano davanti alle loro madri, ai loro padri, ai loro fratelli.

- Mamma, queste cose si chiamano libertà, democrazia!

- Spostati di qua, altrimenti ti spacco la testa: ma quale libertà e democrazia, quelli sono maleducati e basta, non hanno dignità. Guarda per esempio quanti omicidi si vedono in televisione, non passa un giorno senza che ci sia una sparatoria, senza che si parli di mafia e di camorra. Senza aver bisogno di andare in Italia le abbiamo conosciute tutte queste cose! Se ti lascio andare loro ti ammazzano! Qui non ti manca niente: non ti abbiamo mai lasciato senza soldi, la casa ce l’hai. Ti piace la pasta? Ti ho sempre preparato la pasta. Ti piace la pizza? Vai in città e trovi le pizzerie: non hai bisogno di andare in Italia! Puoi anche stare a casa senza lavorare, tu che sei disoccupato ti vesti meglio di quelli che lavorano.

- Senti mamma, non è che l’Italia mi piaccia particolarmente, ma è l’unico paese nel quale non serve avere il visto per entrare, il resto dei paesi europei ha chiuso le frontiere e non è facile avere il visto d’ingresso: chiedono molti documenti, perché hanno già molti immigrati.

- Se loro hanno chiuso le frontiere vuol dire che non ti vogliono!

- Non è che non mi vogliano, il problema è che non possono ospitare tutti quanti, l’immigrazione è un fenomeno molto vasto e da quasi tutti i paesi del terzo mondo gli immigrati si spostano verso l’Europa. In Europa vengono ammessi solo in pochi, solo il numero necessario a svolgere i mestieri che la gente di là non vuoi più fare.

- Ah, allora ti sei informato bene! Dimmi una cosa, che lavoro vorresti fare in Italia?

- Quello che trovo, mi arrangio finche trovo un lavoro che mi piace.

- Non hai risposto alla mia domanda: che lavoro vorresti fare in Italia?

- Ho sentito che è la stagione della raccolta del pomodoro, poi c’è quella delle olive. Anche il lavoro come manovale o come operaio mi andrebbe bene.

- E così vuoi andare in Europa per fare dei lavori che ci sono anche da noi e qui non li vuoi fare: li fanno i terroni che arrivano dal sud, voi giovani della capitale preferite emigrare in Europa!

- Mamma, in Europa non mi vede nessuno a fare questi lavori, e quando ritorno ho la macchina e il portafoglio pieno, e racconto una bugia dicendo che ho il lavoro in qualche ufficio.

- Ma sei matto, non è possibile nascondere niente perché tutti guardano la RAI e conoscono la lingua italiana. Non è possibile prenderli in giro. Pensa a tutti quelli che hanno rimandato indietro, che non hanno nemmeno potuto mettere piede in Italia.

- Tu parli di quelli che hanno la “faccia non buona”: in dogana, quando noi tunisini arriviamo tutti assieme, con il passaporto e i soldi, la polizia non fa passare tutti e qualcuno lo rimanda indietro, senza motivo. Allora, quelli mandati indietro li chiamiamo “faccia non buona”, sicuramente se avessero una faccia migliore sarebbero passati. Secondo te, io ho la faccia non buona, loro hanno un altro come me?

- No figliolo, un altro come te non ce l’hanno certamente. Ma voglio sapere che cosa ti manca, perché vuoi andare a tutti i costi?

- Voglio andare a cercare la mia fortuna, che qui non ho trovato. Ho sentito parlare molto di questi paesi in cui c’è la democrazia.

- La democrazia di cui parli ne ha combinate di tutti i colori, invece qui nessun poliziotto ti ha mai fermato, tuo padre ha molti amici e anche se finisci in carcere loro ti tirano fuori.

- Adesso basta, oramai mi sento grande e non mi serve più nessuno, voglio costruirmi da solo il futuro.

- Figliolo, tutti quelli che sono andati sono tornati poveri, e questo non ti basta?

- Io non sono come gli italiani, che quando hanno bisogno di qualcosa vanno dai loro padri e gli chiedono soldi: soldi per comperare la macchina, per andare in discoteca, per sposarsi. Io sono diverso, anche per la nostra tradizione: voglio fare tutto da solo e voglio sposare la donna che amo, quella che scelgo io, quindi le spese per il matrimonio voglio pagarle io.

- Figlio mio, tunisina o italiana, la moglie che prenderai per me è uguale. In Tunisia, lo sai meglio di me, ci sono ragazze di tutti i tipi: ce ne sono di bionde, con gli occhi azzurri e anche verdi. Cosa vai a fare in Italia, che da noi c’è già tutto?

- Anche molti italiani vivono in mezzo a noi da tanti anni. gli italiani sono stati i primi ad essere emigranti e, ancora oggi, gli italiani all’estero sono numerosi come metà della popolazione dell’Italia.

- Ma allora tu sei matto: se anche loro emigrano vuoi dire che nel loro paese non c’è lavoro. Tu che diavolo vai a fare dove non c’è lavoro? Se tu vai in Italia ritorni in una bara, come tanti altri tunisini che sono finiti nei giri della droga. Molti sono finiti in galera, molti sono morti.

- Ma mamma, secondo te io vado a spacciare droga!? Dopo l’educazione che mi hai dato e tutto quello che ho imparato della droga voglio conoscere solo il nome, non la toccherò mai! Non voglio morire e non voglio ammazzare nessuno.

Questo era il mio “ottimistico” punto di vista: finche non sono finito in galera, in Italia naturalmente!

Nabil Tayachi