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L' Opera dei Pupi siciliani - pag. 2

Tra i miti della nostra identità siciliana ci sono loro "i pupi siciliani" - Attenzione sono pupi ovvero paladini, diversi dai cavalieri della tavola rotonda - I paladini sono molto più siciliani - In lotta contro il male, rappresentato dall'infedele moro - L'opera di Frasca attraverso un processo di riscoperta del patrimonio di scrittura artistico ibleo" - "La gran giornata di Orlanto e Rrinardo" la storia d'amore per la bella Angelica contesa dai due paladini - Una sintesi di dialetto e lingua, forse non rintracciabile nella realtà

Cè un filo lunghissimo della memoria che s’intreccia senza attorcigliarsi e soprattutto senza interrompersi. E semmai accadesse vuoi dire che non aveva la forza per durare in eterno. Tra i miti della nostra identità siciliana, ci sono loro, i pupi siciliani Marionette, che possono raggiungere l’altezza di un metro e trenta, animate dalle sapienti mani dei burattinai. Spetta a loro il compito, a sipario alzato, di farli rivivere. Burattinai che sono anche pupari in quanto sono creature della laboriosità delle loro mani. Una storia antica che ci conduce sino alla Francia Carolingia: da lì si dipanano le loro avventure. Attenzione sono pupi ovvero paladini, diversi in fondo dai loro cugini bretoni, i cavalieri della tavola rotonda. Molto più concreti, più carnali, più appassionati e appassionanti. In lotta contro il male, rappresentato dall’infedele moro. E, diciamocelo fino in fondo, i paladini sono molto più siciliani. “Ho voluto portare in scena “La gran giornata di Orlanto e Rrinardo ‑ spiega il regista Gianni Battaglia ‑ “perché la memoria agisce in noi come una molla vivificante ed ancora di più se permeata dalla nostra identità. Come avviene per l’opera dei pupi.” Insieme alla compagnia dell’opera dei pupi “Don Ignazio Puglisi”, Gianni Battaglia, in un giro itinerante, patrocinato dall’Assessorato alla Pubblica Istruzione della Provincia Regionale di Ragusa, che ha fatto tappa in molti istituti iblei, ha portato in scena il testo di Luigi Frasca, intellettuale e poeta vittoriese vissuto sino agli ottanta. “Ho conosciuto l’opera di Frasca attraverso un processo di riscoperta del patrimonio di scrittura artistico ibleo” ‑ sottolinea Battaglia ‑ “infatti i miei esordi teatrali sono ben diversi, rintracciabili nell’esperienza dei teatro dell’assurdo e anche se, successivamente, certe suggestioni datemi dalla conoscenza dell’ opera di Dario Fo mi hanno avvicinato sempre di più a quello popolare ed etnico” La gran giornata di Orlanto e Rinardo” è un manoscritto portato alla luce solo nel 1999 con la presentazione dello scrittore Fortunato Pasqualino e con un preludio interpretativo per l’appunto di Giovanni Battaglia. li suo linguaggio è quanto mai linguisticamente e filologicamente interessante. E’ infatti concepito in un vernacolo convenzionale, maccheronico, ad imitazione dei linguaggio del puparo. Una sintesi di dialetto e lingua, forse non rintracciabile nella realtà che però diventata ugualmente vera come può essere quella dei teatro. La gran giornata di Orlanto e Rinardo ha sullo sfondo la storia d’amore per la bella Angelica, contesa dai due paladini che quando si accorgeranno della sua fuga e di essere stati beffati, vivranno insieme il momento del dolore e la loro rivalità si polverizzerà nel comune cameratismo, tipico del mondo maschile. A dare la voce a Orlanto è stato chiamato Biagio Barone, noto attore teatrale e cinematografico, dei quale tutti ricordiamo, come una sorta di cammeo la sua partecipazione nel film pirandelliano dei fratelli Taviani. “Presto la mia voce ad Orlanto e cerco di farlo diventare molto colorito e possente, preso molto di sé da questa sua prosopopea di essere un valoroso ed invincibile cavaliere. Per poi cadere rovinosamente tra le braccia della bella Angelica dove ogni sua presunzione viene annullata. Una donna che si beffa di un grande uomo. Una bella lezione di ogni tempo e di ogni luogo”.