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Integrazione: UNA SCUOLA CHIAMATA "MONDO"

In Sicilia, nell'arco di dieci anni, gli studenti extracomunitari sono quadruplicati. Gli ex provveditorati, i circoli didattici e i docenti lavorano per fare della multiculturalità un punto di forza - Il razzismo si combatte così, con la piena integrazione sociale ed il rispetto di tutti delle regole accettate e condivise - Escludere equivale ad estremizzare e radicalizzare posizioni che altrimenti possono essere incluse e condivise creando nuove realtà etnico-sociali e di convivenza fra cittadini.

E’ rimasto nella saggezza del popolo siciliano, in un suo certo sagace distacco per le lusinghe della novità, contrapposto alla formidabile capacità ed apertura nell’accettazione del diverso e del nuovo, l’abilità competente e l’intelligente attitudine nella capacità di saper assorbire tutto ciò che genti e culture lontane hanno di volta in volta portato sull’isola. Quando parlo di assorbimento mi riferisco alla sua possibile accezione positiva. Assorbimento significa, per la Sicilia e i siciliani, recepire e rielaborare con fantasia ed estro influssi culturali e tecnologici esterni, quindi “contaminazione”, prima, e “fusione”, dopo. Ebbene tutto ciò è rimasto nel patrimonio genetico di quest’isola-non isola. La Sicilia, quindi, riprende, se mai avesse lasciato, ad essere crogiolo di civiltà e genti, di culture e popoli, come sta scritto nella sua genesi di popolo, tenendo sempre presente le coordinate geografiche della sua collocazione nel Mediterraneo, tra l’Europa e l’Africa. Fin dalla più remota preistoria l’isola ha influenzato o subìto gli eventi storici in funzione del suo stare al centro dei più importanti percorsi dell’emisfero settentrionale. Le sue varie connotazioni, etnica, politica, linguistica, religiosa e la sua innata e naturale vocazione alla multirazzialità, multietnicità e multiculturalità, vanno comprese alla luce della sua collocazione geografica e alla sua capacità positiva di assorbimento e fusione culturale. Per questo, oggi, la Scuola siciliana è stata in grado, prima di altre, in Italia, di saper elaborare un progetto di integrazione multiculturale e multirazziale che porterà il ragazzo, figlio di immigrati extracomunitari, a sentirsi ed essere “cittadino e parte” di questa terra, riconoscendone come sua, crescendo con essa, la civiltà, la cultura, la lingua. In una sola parola “il suo Paese”. Cina, Albania, Marocco, Romania e Tunisia. No, non è una lezIone di geografia, ma una porzione dell’ideale mappamondo che costituisce, ormai, il corpus di studenti presenti nelle scuole siciliane. Il compagno di banco dei nostri figli è oggi, più che mai, con gli occhi a mandorla, o con la pelle nera. Nell’ultimo decennio è cresciuta la tendenza alla stabilizzazione in un luogo e, conseguentemente, anche la presenza di minori stranieri nelle scuole. Dunque, mentre mamma e papà vanno al lavoro, il piccolo extracomunitario fa il suo primo ingresso a scuola, luogo d’eccellenza in cui cominciano ad abbattersi le prime barriere di diffidenza” e d’incomprensione. Le istituzioni, a tal proposito, si sono impegnate ad attivare progetti di integrazione culturale e sociale. Il Provveditorato agii studi di Catania, per esempio, sostiene le istituzioni scolastiche in tutti quei progetti mirati ad analizzare, mediante interviste e ricerche, gli aspetti peculiari della nostra e di altre culture per cercare di cogliere le analogie e, soprattutto, apprezzare e valorizzare la ricchezza delle differenze. Dai dati dell’ufficio statistiche dei Provveditorato agli studi emerge che il totale di alunni stranieri presente nelle scuole statali primarie (elementari) e secondarie di I e II grado (medie e scuole superiori) di Catania e provincia è di 836 unità, mentre nelle non statali giungiamo a 109. L’inserimento scolastico dei minori extracomunitari costituisce, dunque, una grande opportunità d’incontro tra le culture e un’occasione d’approccio ai temi della condizione umana. A tale scopo, l’integrazione degli studenti è diventata, da quattro anni a questa parte, l’obiettivo primario dei sindacato nazionale autonomo lavoratori scuola. Impegnati in prima linea per l’inserimento degli allievi, soprattutto quelli di scuola elementare e media. Si sono istituiti corsi speciali per insegnanti che conoscono poco le lingue straniere e si sono inseriti, con contratti di prestazione d’opera, personale esterno alla scuola. Colore della pelle, razza, religione e lingua non costituiscono, dunque, alcun problema, cosi come confermano le parole di Carine Vengu, l’undicenne catanese d’adozione, nata da genitori congolesi. “Problemi a scuola? Io e mio fratello Ridge”, dice la ragazzina, “ci troviamo bene con i compagni e con gli insegnanti. Carmen, la mia migliore amica, nonché compagna di classe dalla scuola materna, è siciliana e, anche adesso che abbiamo terminato il ciclo di studi delle elementari, studieremo insieme alle medie”. Nuovi compagni di classe e di scuola li avrà anche Angela Maria Dos Santos, 11 anni, i cui genitori negli anni ‘90 si sono trasferiti da Capo Verde a Santa Venerina e, da pochi mesi, a Catania. “Devo cominciare la seconda media e conoscerò la mia nuova classe. Spero di trovarmi bene, così come in passato. L’amica dei cuore? E’ di Santa Venerina e si chiama Lucia. Ci sentiamo al telefono e, quando è possibile, ci vediamo. Progetti futuri? Da grande voglio fare li medico”, risponde Angela, “sia per aiutare i malati sia per tornare nel Congo e riunire, cosi, la mia famiglia e stare con mia sorella e i suoi bimbi”. La scuola, dunque, contribuisce moltissimo all’inserimento degli immigrati, non solo di quelli di seconda generazione nati in Italia o giunti qui in tenera età, ma anche di quelli più grandi che spesso arrivano in classe senza neanche conoscere una parola di italiano. “Lo scorso anno”, racconta la maestra Maria Angela Lauria (Educazione al suono e alla musica; Arte e immagine) del Circolo didattico Giovanni Falcone di San Giovanni la Punta, “è giunta in aula una bimba dello Sri Lanka che, dopo le prime difficoltà della lingua, si è inserita molto bene. cosi come altri due bimbi albanesi”.