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Cosa cambia in Sicilia dopo il "SI", alla nuova legge elettorale

(clicca la copertina e leggi on line il periodico in PDF) Il risultato è stato non meno sorprendente del voto per Catania. A prevalere sono stati i SI", cioè si al mantenimento della legge elettorale che l'ARS aveva approvata il 4 agosto 2004, con il voto favorevole dì una risicata maggioranza di centro-destra, appena 47 voti su 90 - E' un caso che la provincia dove più alta è stata la percentuale del "SI" è stata Catania? - Bisogna avviare una riflessione e un ragionamento, nei partiti e tra ì partiti, per capire quali atteggiamenti assumere per rispondere al messaggio che proviene dall'elettorato, che si ha il dovere di rispettare e di interpretare (Salvo Zago)

Il risultato quasi a sorpresa del voto di Catania, imprudentemente e pretenziosamente anticipato nelle dichiarazioni dei principali leaders catanesi come già acquisito a favore di Bianco e del centrosinistra, ha oscurato il risultato del referendum confermativo sulla legge elettorale per l’elezione del Presidente della Regione Sicilia e il rinnovo dell’Assemblea Regionale Siciliana. Promosso dai cosiddetti partiti minori, dei centrodestra e del centro-sinistra soprattutto di quest’ultimo il risultato è stato non meno sorprendente del voto per Catania. A prevalere sono stati i SI”, cioè si al mantenimento della legge elettorale che l’ARS aveva approvata il 4 agosto 2004, con il voto favorevole dì una risicata maggioranza di centro-destra, appena 47 voti su 90, e contrario dei partiti di centro-sinistra, - DS, Margherita e tutti gli altri gruppi, che l’avevano bocciata senza esitazione alcuna stante la presenza di alcune nefandezze che il testo al voto conteneva, fortunatamente impugnata dal Commissario dello Stato. La mia impressione è che, tralascio il ragionamento sul voto di Catania, avviato in altra sede, la vittoria del SI è una sconfessione certamente dei gruppi politici che il referendum avevano promosso. ma anche, credo, di tutte le forze politiche tout court, intese come ceto politico, Alle quali probabilmente si è voluto sottrarre uno strumento legislativo La nuova legge elettorale che, una volta tanto, rispondeva ad un sentimento diffuso, trasversalmente, nella società siciliana e quindi nel corpo elettorale il bisogno che si avverte, cioè, di una semplificazione dei sistema politico, di una sintesi, di una ricomposizione di forze politiche che tra di !oro hanno più elementi di unità che dì separazione, più ragioni di stare assieme che divisi. E’ un caso che la provincia dove più alta è stata la percentuale del “SI” è stata Catania? Cioè quella provincia nella quale agli elettori del capoluogo sono state consegnate contemporaneamente due schede, una lunga 97 centimetri, un metro, per sistemarvi dentro 31 liste l’altra con stampigliati un semplice Si e NO che si dovevano utilizzare per dire SI (NO) e NO (SI) a quelle 31 liste, certamente e complessivamente intese come espressione dì un sistema politico in stato degenerativo! E non certamente interpretate, come portatrici dì 31 progetti e/o di 31 programmi non dico alternativi ma diversi tra loro per il governo della città di Catania. Se così fosse, se così è, allora bisogna avviare una riflessione e un ragionamento, nei partiti e tra ì partiti, per capire quali atteggiamenti assumere per rispondere al messaggio che proviene dall’elettorato, che si ha il dovere di rispettare e di interpretare nella consapevolezza che, forse la portata dì questa nuova legge elettorale poteva determinare ragionamenti e conseguenze anche al di là dello Stretto, anche al di là della Assemblea Regionale Siciliana Inoltre c’è chi si chiede, se dodici anni dopo l’elezione diretta dei Sindaci introdotta per prima proprio in Sicilia, l’ARS, la tanto vituperata ARS, - anche qui, non sempre a torto, forse ha battuto un colpo che la qualifica, e le permette di chiudere questa XIII Legislatura con un giudizio positivo almeno sul piano delle riforme approvate del regolamento interno, nuova legge elettorale, riforma dello Statuto, già al vaglio del Parlamento nazionale Lontana da me una sottovalutazione di queste tre riforme che giudico certamente importanti e qualificanti. Ma l’ARS per chiudere con un giudizio positivo la XIII legislatura avrebbe dovuto lavorare ben diversamente: non solo attraverso una politica di rigore e un uso oculato delle risorse economiche e finanziarie proprie, delle. Stato e della Comunità Europea, ma attraverso misure e politiche di sviluppo per il rilancio del sistema produttivo, dell’economia e dell’occupazione. Per la riduzione del gap sulle infrastrutture con le altre Regioni d’Italia e d’Europa. E approvando riforme necessarie, che invece rimangono ancora al palo: dell’urbanistica, della formazione professionale, dei turismo, della legislazione in agricoltura., delle ASI e delle Camere dì Commercio, per non parlare, dei testi unici e dei processi di delegificazione, presenti sempre e solamente nei pronunciamenti che precedono i momenti elettorali. Mancano pochi mesi alla fine della Legislatura: sarebbe il caso dì vedere cosa, di tutto questo, é possibile fare e che cosa, comunque, é necessario mettere in cantiere per l’inizio della prossima legislatura.

Salvo Zago