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La citta di Enna

Enna, capoluogo di provincia più alto d'Italia, vanta una cospicua coltivazione di cereali, mandorle, olive, nocciole, ortaggi e pistacchi per via del suo suolo fertile e ricco d'acqua - Per la sua posizione privilegiata fu abitata fin dalla preistoria Furono i Sicani ad abitare per primi la città, dopo aver abbandonato l’Etna a causa delle eruzioni - In Sicilia, ed in particolare in Enna, il culto della Dea Madre indigena assimilata poi alle divinità greco/romane di Demetra/Cerere e di Kore/Proserpina - Il nome Enna deriva dal latino antico Henna che significa "alta" - Proprio da questa città circondata dalle nubi nacque dunque la civiltà.

Enna sorge in una zona collinare interna, posta a 1098 metri sopra il livello del mare. Enna, capoluogo di provincia più alto d’Italia, vanta una cospicua coltivazione di cereali, mandorle, olive, nocciole, ortaggi e pistacchi per via del suo suolo fertile e ricco d’acqua. Grazie alle numerose aree adibite al pascolo è fiorente l’allevamento di bovini, ovini e caprini e la produzione di vari e gustosi prodotti caseari. I più bei monumenti da visitare sono la Chiesa di S. Francesco d’Assisi del XIV secolo con all’interno lo splendido Crocifisso ligneo dipinto su entrambe le facce, la Chiesa di S. Giuseppe con un imponente campanile di età rinascimentale e la Chiesa di S. Tommaso del XV secolo.

I primi abitanti
Per la sua posizione privilegiata fu abitata fin dalla preistoria Furono i Sicani ad abitare per primi la città, dopo aver abbandonato l’Etna a causa delle eruzioni. Si deve ai Sicani la scoperta e la coltivazione del grano legato al mito di Cerere e della figlia Proserpina.
V sec. a.C.:
I Greci colonizzano la città e vi introducono il culto del dio Apollo. In questo periodo la citta’ visse in prosperita’ Si incrementarono il commercio, l’agricoltura, le arti e le scienze. Vengono battute monete d’oro e d’argento, ora custodite al Museo Alessi.

In Sicilia, ed in particolare in Enna, il culto della Dea Madre indigena assimilata poi alle divinità greco/romane di Demetra/Cerere e di Kore/Proserpina, come testimoniano Diodoro, Cicerone, Livio, Callimaco, Claudiano, Ovidio e lo stesso Aristotele, è il filo conduttore attraverso il quale si sgrana la grandezza e la ricchezza della nostra civiltà, come dimostrano la magnificenza dei nostri siti archeologici e delle nostre tradizioni culturali. …… (continua….)

Castello di Lombardia - EnnaIl nome Enna deriva dal latino antico Henna che significa “alta”. Nel tempo essa fu Castrum Ennae per i Romani che significa “Castello di Enna” e Qasr Yãnnah per gli Arabi che vuol dire “Casale Enna”. In seguito fu chiamata Castrogiovanni e conservò questo nome sino al 1927 quando venne ripristinata l’originale denominazione. Enna fu colonia prima greca e poi gelese tra i secoli VII e VI a.C.. Intorno al III secolo a.C. conobbe il dominio cartaginese e nel 258 a.C. quello romano. Il borgo fu dimora dei Bizantini che la fortificarono militarmente come avamposto per la lotta contro i Musulmani. Nel 1087 venne conquistata dai Normanni, quindi fu sottomessa alla dinastia sveva che fece erigere due potenti strutture di difesa: il Castello di Lombardia e il Castello Vecchio o Torre di Federico. Nel 1300 circa vi si stabilì la dinastia aragonese nella persona di Federico II che ottennne il titolo di “re di Trinacria” e convocò per la prima volta il Parlamento Siciliano. Nel tempo il paese fu signoria di diverse famiglie nobili. Nel 1926 venne eletto a capoluogo di provincia.

Itinerario turistico di Enna: È come se Enna avesse due anime: una ancorata al culto di Cerere, al mito di Proserpina, l’altra protesa verso il futuro sotto la spinta inarrestabile del progresso dai molteplici contrastanti risvolti. La prima la sentiamo ancora palpitare sulla rocca dove si celebrano i riti in onore della dea delle messi, da cui, come scrive Cicerone nelle “Verrine” derivarono “Initia vitae atque victus, legum, morum, mansuetudinis, humanitatis exempla hominibus et civitatibus data ac disperdita esse dicuntuf”. Proprio da questa città circondata dalle nubi nacque dunque la civiltà poiché “dal ciclo ordinato della coltura e dal ritmo uniforme della maturazione, dalla semina alla mietitura, l’umanità imparò la presenza della legge nella natura e nella società”. Un’anima questa che sentiamo aleggiare tuttora nelle stradine odorose di basilico ….. (continua….)