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Ferdinandea: L'isola che non c'è più - 1

I fenomeni eruttivi furono intensissimi dal 18 al 24 luglio, poi cessarono fino ad estinguersi nei primi di agosto, epoca in cui l’isola raggiunse il suo massimo sviluppo: 4800 metri di circonferenza e 63 metri di altezza massima - All'isola furono dati sette nomi: Sciacca, Nertita, Corrao, Hotham, Giulia, Graham, Ferdinandea - Il 17 agosto 1831 Ferdinando II di Borbone, allora regnante su Napoli e Sicilia, con atto sovrano includeva l'isola nel proprio regno e le dava il nome di Ferdinandea, proposto dal Gemmellaro - Il 12 agosto 1863 il cratere si riaprì ed in pochi giorni si formò una nuova isoletta che fu subito distrutta dalle onde marine.

La notizia della nascita della nuova isola si sparse rapidamente; da Palermo fu inviata la real corvetta Etna, al comando del capitano di fregata Raffaele Cacàce; da Marsala partì un brigantino inglese con a bordo anche molti curiosi. I fenomeni eruttivi furono intensissimi dal 18 al 24 luglio, poi cessarono fino ad estinguersi nei primi di agosto, epoca in cui l’isola raggiunse il suo massimo sviluppo: 4800 metri di circonferenza e 63 metri di altezza massima. Essa si presentava di forma circolare ed era irregolarmente alta; infatti dal lato di nord-est aveva la sua massima altezza, dal lato sud era alta appena m. 8,50 ed ancor meno dal lato ovest. Nel mezzo era un falso piano che nella parte nord comunicava col mare ed in esso si apriva il cratere della circonferenza di 184 metri, dove si aprivano due bocche eruttive, dalle quali venivano emessi ad intermittenza, i materiali vulcanici. L’eruzione durava da mezz’ora ad un’ora e poi riprendeva dopo qualche minuto, determinando così una deposizione a strati dei materiali eruttati. Cessata l’eruzione, le due bocche del cratere si riempirono di acqua marina che vi entrava da nord e si trasformarono così in due laghetti dove l’acqua mandava vapore fino alla altezza di qualche metro. Uno dei due laghetti aveva una circonferenza di venti metri ed una profondità di due l’acqua contenuta era di color giallo rossastro ed aveva sapore salino piccante; l’altro laghetto era più piccolo e l’acqua aveva color giallo e sapore sulfureo. L’analisi delle dette acque dimostrò trattarsi di acqua marina con sali ferrosi ed idrogeno solforato. L’eccezionale fenomeno geologico fu osservato e studiato da numerosi scienziati fra cui i tedeschi Hoffinann, Schultz e Philippi, gli inglesi Davy e Smyth, i francesi Jonville e Prévost. Fra gli italiani furono: Domenico Scinà (1765-1837) che pubblicò le sue osservazioni nelle « Effeméridi siciliane » (1832 - Vol. 2°) e Carlo Gemmellaro (1787-1866) professore di geologia e mineralogia nell’Università di Catania, il quale pubblicò una chiara e precisa relazione negli “Atti dell’Accademia Gioenia di Catania” (1831 - Vol. 8°). Molti furono i curiosi che si recarono a Sciacca per portarsi sulla nuova isola ed alcuni di essi ne hanno lasciato descrizioni in giornali e, riviste dell’epoca, specialmente gli stranieri. fra cui, in particolare modo, gli inglesi, due dei quali, malgrado il calore emanato dai materiali eruttivi, nei quali si affondava fino alla caviglia, con la classica flemma britannica, si sedettero a far colazione! Gli inglesi ebbero una particolare predilezione per la nuova isola che si trovava sulla rotta per Malta. La Gazzetta di Malta del 10 agosto 1831 riferiva che il capitano Sanhouse, comandante del cutter Hind, il 2 agosto era sbarcato sulla isola e vi aveva piantato la bandiera inglese; un altro inglese, il 7 agosto partì da Sciacca con la barca di Domenico Cusumano, portando una bandiera inglese che avrebbe piantato nell’isola, ma vista la furia del vulcano, stimò più prudente starsene ad un miglio di distanza. All’isola furono dati sette nomi: Sciacca, Nertita, Corrao, Hotham, Giulia, Graham, Ferdinandea. La Società Reale e la Società di geologia di Londra adottarono il nome di Graham, uomo politico inglese che partecipò alle vicende della costituzione siciliana del 1812 e fu poi ministro degli interni quando furono aperte le lettere di Mazzini che, comunicate al governo borbonico, causarono la fucilazione dei fratelli Bandiera e dei loro animosi compagni. Il 17 agosto 1831 Ferdinando II di Borbone, allora regnante su Napoli e Sicilia, con atto sovrano includeva l’isola nel proprio regno e le dava il nome di Ferdinandea, proposto dal Gemmellaro. Il 29 settembre il francese Derussat, che faceva parte della spedizione scientifica del prof. Prévost, issò la bandiera francese sulla parte più alta dell’isola, alla quale fu dato il nome di Giulia a ricordo della sua apparizione nel mese di luglio. Intanto la nuova isola, flagellata dalle onde, diminuiva progressivamente; quando la visitò il Prévost il suo perimetro era ridotto a 700 metri. Verso la fine di ottobre l’isola emergeva di circa un metro dal livello del mare ed il cratere era appena riconoscibile. L’8 dicembre il capitano Vincenzo Allotta, comandante del brigantino Achille, al posto dell’isola trovò una piccola colonna di acqua calda “con puzza di bitume”. Il 17 dicembre due ufficiali dell’Ufficio topografico di Napoli, recatisi sul posto, trovarono che tutta l’isola era stata coperta dal mare. Nel gennaio dell’anno successivo (1832) il vice ammiraglio Hugon e il capitano Swinburne trovarono solo un bassofondo. Verso la fine del 1835 al posto dell’isola esisteva un piccolo monte subacqueo esteso per circa 1100 metri e la cui cima era a circa tre metri dalla superficie del mare, costituendo un pericolo per la navigazione. Il 12 agosto 1863 il cratere si riaprì ed in pochi giorni si formò una nuova isoletta che fu subito distrutta dalle onde marine. Secondo gli ultimi rilievi fatti dall’Istituto Idrografico della Marina Militare (1925) dell’isola rimane, nella parte sud orientale del banco Graham, un cono vulcanico, la cui base ha la forma di un cerchio di circa 500 metri di diametro, alla quota di circa 25 metri sotto il livello marino e la cui sommità sale ad otto metri sotto il livello del mare