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Re Ruggero - 2

Ruggero II riuscì ad estendere i confini del regno fino al Tronto - È in questo periodo che un’organizzazione di tipo feudale si diffuse anche in Sicilia - Ruggero II si guardò bene dall’interessarsi di crociate, problema che coinvolgeva l’Europa - Due mesi dopo la sua morte nacque la figlia Costanza - L’incoronazione di Ruggero avvenne a Palermo e non a Bari

Ruggero II, incisione (Napoli 1834-1840), Ariano Irpino, Museo CivicoL’avvento al regno fu seguito da un decennio di guerre, nel quale Ruggero II ebbe contro di lui coalizzati il papa Innocenzo II, l’imperatore Lotario II di Supplimburgo, il basileus Giovanni II Comneno, le repubbliche marinare di Genova, Pisa, Venezia e, nel regno, città e baroni ribelli. Nonostante rischiosissime avventure, Ruggero II riuscì ad estendere i confini del regno fino al Tronto, e, morto l’antipapa Anacleto II (1138), dopo aver inflitto una grave sconfitta a Innocenzo II (San Germano, 1139), ottenne anche da questo il titolo regio. La pace col pontefice consentì al re di ristabilire la sua autorità all’interno e di riprendere, con la collaborazione di Giorgio d’Antiochia e di altri valorosi ammiragli, l’espansione oltre mare, dalla Sicilia alla costa tunisina e dalla Puglia alla Grecia (con un attacco alla stessa Costantinopoli nel 1149). E fu proprio durante un viaggio di ritorno in Sicilia via mare, che il re s’imbatté in una violentissima tempesta. Per due giorni temettero di naufragare, poi in vista della rocca di Cefalù le acque, come per incanto, si calmarono. Ruggero lo interpretò come un segno della benevolenza divina e per questo fece innalzare sulla rocca quello che ancor oggi viene considerata una delle più belle cattedrali del mondo: il duomo di Cefalù. Ruggero II fece del regno di Sicilia uno degli Stati d’Europa più potenti e meglio ordinati grazie alla base legislativa delle Assise del Regno di Sicilia, date ad Ariano nel 1140. Egli pretese diritti su ogni terra, assegnando, in beneficio, terre ai suoi seguaci. È in questo periodo che un’organizzazione di tipo feudale si diffuse anche in Sicilia. Caratteristica del regno siciliano fu l’esistenza di un’amministrazione centrale assai complessa, lascito delle dominazioni bizantina e araba: il re era assistito da sei ufficiali (i più importanti dei quali erano l’“ammiraglio”, carica di origine araba, capo delle forze armate ed il protonotario, capo della cancelleria) e da magistrati sparsi nelle province (iusticiarii e connestabuli). Esistevano un’amministrazione finanziaria (dohana) e una forma di autogoverno concessa alla comunità araba di Palermo, retta da un qadì. Speciali prerogative, in materia di organizzazione eccframmento dell'Exultet di Salerno, il potere temporale.lesiastica, grazie all’apostolica legatia concessa da papa Urbano II al gran conte Ruggero in cambio d’appoggio militare, vennero riconosciute ai sovrani normanni, nominati legati papali, ossia diretti rappresentanti della Santa Sede. Pur essendo gli obiettivi principali imposti dai pontefici lo sradicamento dell’islamismo e la lotta contro l’influenza del Cristianesimo greco-bizantino, Ruggero II si guardò bene dall’interessarsi di crociate, problema che coinvolgeva il resto dell’Europa, e fu molto tollerante riguardo alle profonde differenze etniche e religiose esistenti tra i suoi sudditi, anzi incoraggiandone le attività artistiche e culturali. Alla corte di Ruggero perdurò la cultura araba; egli accolse molti dotti, preferendo alla compagnia e alla conversazione dei monaci cristiani quella dei dotti arabi. Tra questi, ricordiamo il geografo al-Idrisi che per incarico del sovrano scrisse Il sollazzo per chi si diletta di girare il mondo più nota come Kitab-Rugiar, ossia Il libro di Ruggero, che costituisce una delle più importanti opere di geografia di tutto il medioevo. Al libro si accompagnava un grande planisfero d’argento, purtroppo andato distrutto (o, meglio, predato e fuso). Il grande re morì nel 1154, dopo 24 anni di regno e dopo aver sottomesso buona parte delle terre che si affacciano nel Mediterraneo. Due mesi dopo la sua morte nacque la figlia Costanza, che alcuni anni più tardi avrebbe partorito, in una pubblica piazza, lo Stupor mundi. Si tratta di una placchetta in rame decorata con smalti, in origine incastonata al centro del trave frontale del ciborio sull’altare maggiore della chiesa, come dimostra lo spazio vuoto che spezza l’iscrizione in lettere bronzee. I nomi di Rogerius rex e di S. Nicolaus identificano i due personaggi raffigurati in posizione frontale, colti nel momento in cui il santo sta per porre la corona sul capo del sovrano normanno abbigliato alla bizantina, secondo uno schema iconografico che trova corrispondenza coeva nel pannello musivo della Martorana di Palermo, dove Ruggero viene incoronato direttamente da Cristo. Benché allusiva ad un evento storico preciso (ma l’incoronazione di Ruggero avvenne a Palermo nel 1130, e non a Bari nel 1132 come vuole la leggenda), l’oggetto riveste un particolare significato politico e simbolico al tempo stesso, se posto in relazione con la formulazione dei cosiddetti “Patti giurati” del 1132 tra il clero di S. Nicola ed il re, testimoniando altresì gli stretti legami esistenti tra la basilica barese e la dinastia normanna, ed esprimendo una sorta di riconoscimento ufficiale della regalità di Ruggero da parte della città di san Nicola. (torna inizio intervento….)