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Il linguaggio dei gesti in sicilia...

La gestualità è in tutte le culture uno degli aspetti più rappresentativi del comportamento non verbale - Il gesto come espressione di una immediata spontaneità è socialmente condizionato - In Sicilia si fa spesso riferimento al linguaggio dei gesti per realizzare la comunicazione maschile - La simbologia legata al gesto varia a seconda del tempo e dello spazio


 
Il corpo, frontiera tra il mondo esterno - quello che percepiamo con i sensi - e il nostro personalissimo mondo interiore, parla la lingua del non verbale: un sistema di segni per mezzo del quale l’uomo comunica. Sebbene privo di parole, il linguaggio non verbale è così connaturato nel nostro modo di interagire con il mondo da sfuggire spesso alla consapevolezza: l’idea che ci facciamo di una persona è, prima di tutto, costruita sulle informazioni che ci provengono dalla mimica, dal tono di voce, dalla postura e, in ultimo, da ciò che la persona dice. La gestualità è, in tutte le culture, uno degli aspetti più rappresentativi del comportamento non verbale; i movimenti delle mani e i cenni del capo risultano molto espressivi. L’esigenza degli studiosi di classificare i vari aspetti del comportamento non verbale potrebbe, ai nostri occhi, frammentare ciò che invece è, nel quotidiano, una vera e propria “danza dei gesti”; tuttavia la classificazione è necessaria per individuare funzioni e significati del gesto, in un particolare contesto culturale e storico. Il linguaggio gestuale dei siciliani presenta un repertorio molto ricco di gesti simbolici: segnali intenzionali che possono essere tradotti direttamente in parole; tra questi gesti simbolici, o emblemi, ve ne sono alcuni, come scuotere la mano in segno di saluto, indicare, chiamare, ecc., talmente esplicativi da sostituire il contenuto stesso della comunicazione verbale. In ogni caso, usata per integrare il linguaggio parlato o per negarlo, la gestualità è legata alla struttura mentale del siciliano, al suo personalissimo modo di percepire il mondo. In Sicilia si fa spesso riferimento al linguaggio dei gesti per realizzare la comunicazione maschile: non è raro, infatti, che gli uomini, più delle donne usino riferirsi ad una simbologia specifica che evoca campi diversi del quotidiano, come ad esempio la sessualità, la fortuna o la sfortuna, la religione… Un esempio a noi molto vicino si trova leggendo “La patente” di Luigi Pirandello: corna, scongiuri vari, toccatine sotto la cintola, fanno da sfondo alla divertente novella. Tuttavia il gesto, come espressione di una immediata spontaneità, è socialmente condizionato: è più diffuso nelle classi cosiddette proletarie a differenza di quelle borghesi, che fanno un uso minore del dialetto. La simbologia legata al gesto varia a seconda del tempo e dello spazio. Pur sapendo che è quantu un ugnu (grande quanto un unghia - piccola cosa) ciò che vi propongo, riporto qui di seguito un paio di simbologie gestuali: per raffigurare il silenzio si ricorre all’indice e al pollice che si muovono a zig-zag sulle labbra, quasi a cucirle per non far fuggire parola, oppure all’indice che nasconde la punta del naso in posizione verticale, o ancora al segno del cascittuni, (indice e medio posti sopra il labbro superiore) per indicare chi non è omertoso.