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KAMARINA:&#nbsp; non solo “Club Med”

Quello che però non facciamo mai, è informaci sulla storia di Kamarina - La colonia greca più orgogliosa della Sicilia - Con alcune città greche della Sicilia meridionale mosse guerra a Siracusa e venne sconfitta - I Romani la presero nel 258 a.C., sotto il comando del console Attilio Calatino - Pochi kamarinesi&#nbsp; scamparono alla distruzione della città&#nbsp; (di Laura Incremona)


(Trias 413-405 a.C. - Testa frontale della Gorgone)
- Andiamo tutti a Kamarina durante la stagione estiva, per fare il bagno oppure, come spesso alcuni fanno, per andare a sbirciare i turisti che affollano la località, e che sono alloggiati nel famoso villaggio turistico francese che già da molti anni anima la spiaggia. Quello che però non facciamo mai, è informaci sulla storia di Kamarina, zona che tra l’altro dovrebbe essere ancora più famosa, grazie alla presenza del più attrezzato e ricco museo diretto encomiabilmente dal prof. Di Stefano. Per questo, ho reputato di dovere offrire qualche notizia su quel posto in cui tutti passiamo del tempo, ma che in molti non conoscono affatto. La leggenda narra che il grande Ercole sfiorò con le sue mani liberatrici, la colonia greca più orgogliosa della Sicilia, la città di Kamarina che riporta la sua effigie nelle monete dell’epoca. Kamarina fu dedicata ad Athena Ergane (la lavoratrice), protettrice del lavoro femminile e in onore della quale fu eretto il tempio. La storia, invece, dice che “Kamarina fu fondata nel 598 a.C., come punta avanzata della politica espansionistica siracusana nell’area delimitata dall’Hipparis e dall’oanis, gli odierni lppari e Rifriscolaro. La città cominciò ben presto a prosperare e con la prosperità venne forse il desiderio di una maggiore affermazione. Con l’aiuto di alcune città greche della Sicilia meridionale, quindi, mosse guerra a Siracusa e da essa venne sconfitta, insieme ai suoi alleati, nel 553 a.C., dopo meno di cinquanta anni dalla sua fondazione. Nei successivi tre secoli Kamarina vide periodi di grande splendore, potenza, libertà e ricostruzioni, alternati ad altri di miseria, decadenza, schiavitù e distruzioni, fino a quando i Romani la presero nel 258 a.C., sotto il comando del console Attilio Calatino, e,dopo un lungo assedio, la saccheggiarono e la rasero al suolo. I pochi kamarinesi che scamparono alla distruzione della città, si rifugiarono nei pressi di Punta Secca (fra Punta Braccetto e Casuzze), formando più villaggi separati, che, distribuiti fra la costa e l’interno, presero il nome di Kaucanae. Verso il V sec. d.C., fece la sua comparsa in queste plaghe il Cristianesimo: ne sono testimonianza le camerette sepolcrali con arcosoli nelle pareti e tombe pavimentali, scavate nel tenero calcare di una piccola latomia in contrada Pirrera, dove sorse anche in quel periodo una chiesetta e nei pressi della contrada Mirio, assieme ad una piccola necropoli, sorse un piccolo santuario, nel quale era raffigurata, fra le altre immagini, una Sant’Elena (madre dell’imperatore Costantino) con la croce del Cristo. Da questo dipinto prese nome tutta la contrada e l’abitato che si sviluppò in seguito, per cui nei documenti dell’epoca il casale viene ricordato col nome di Santa Croce. A cominciare dal V secolo d.C. iniziò una fase di decadenza di questi nuclei che portò ad un progressivo ma inesorabile abbandono di questi territori.”

Laura Incremona