Questo sito contribuisce alla audience di

Vespri siciliani - 2

Tutto ebbe inizio all'ora del vespro del 31 marzo 1282, lunedi di Pasqua, sul sagrato della Chiesa del Santo Spirito, a Palermo - La città di Palermo si proclamò indipendente e ben presto, la rivolta si estese a tutta la Sicilia - Famoso simbolo di quella lotta divenne il termine Antudo! - Il 3 aprile 1282 veniva adottata la bandiera giallo-rossa, con al centro la Trinacria e che diverrà il vessillo di Sicilia


Hayez, I Vespri SicilianiIn Sicilia la situazione era particolarmente critica: l’isola soffriva il peso della dominazione e tutte le classi sociali erano in crisi. Gli Angioini si mostravano insensibili alle richieste avanzate, applicarono un esoso fiscalismo e spesse volte praticarono usurpazioni, sorprusi e la violenza. Dante Alighieri nel VIII canto del Paradiso, indica come Mala Segnoria il regno angioino in Sicilia. In questo contesto avveniva l’elezione di Papa Martino IV il 22 febbraio 1281 su cui in Sicilia si riponevano le ultime speranze. Invece il Papa, che era francese ed era stato nominato proprio grazie al sostegno degli Angiò a cui era particolarmente legato, si mostrò subito insensibile ai siciliani. Nel Regno di Aragona la Regina Costanza, figlia di Manfredi ed unica discendente della dinastia sveva, premeva il marito Pietro III d’Aragona per ritornare in Sicilia, dove la popolazione manteneva ancora il ricordo dello splendore raggiunto con il nonno l’imperatore Federico II.

La Guerra del Vespro e gli Aragonesi:

All’alba, la città di Palermo si proclamò indipendente. Ben presto, la rivolta si estese a tutta la Sicilia. Dopo Palermo fu la volta di Corleone, Taormina, Messina, Siracusa, Augusta, Catania e, via via, tutte le altre città. Carlo I d’Angiò tentò invano di sedare la rivolta con la promessa di numerose riforme. Alla fine decise di intervenire militarmente. Con 75.000 uomini e duecento navi, sbarcò a Messina il 25 luglio 1282 e diede inizio all’assedio della città, ben sapendo che non avrebbe mai potuto avanzare all’interno della Sicilia se non dopo aver espugnato la città sullo stretto. Alla rivolta parteciparono tutti i centri dell’isola, tranne Sperlinga (EN), che divenne l’unico caposaldo angioino. Nel castello della cittadina infatti, si può ancora leggere di questa fedeltà: “Quod Siculis placuit, sola Sperlinga negavit”. L’assedio di Messina durò fino a tutto il mese di settembre, ma la città non fu espugnata. Nel frattempo i siciliani avevano offerto la corona di Sicilia a Pietro III d’Aragona, marito di Costanza, figlia del defunto Re Manfredi di Svevia. L’aver fatto cadere su Pietro III la scelta quale nuovo Re di Sicilia significava per gli isolani la volontà di ritornare, in certo qual modo, alla dinastia sveva, incarnata da Costanza. L’insurrezione divenne così un vero conflitto poltico fra Siciliani ed Aragonesi da un lato e gli Angioni, il Papato, il Regno di Francia e le varie fazioni guelfe dall’altra. Il 26 settembre 1282, Re Carlo, sconfitto, fece ritorno a Napoli, lasciando la Sicilia nelle mani di Pietro III. Ebbe inizio, così un lungo periodo di guerre tra gli angioini e gli aragonesi per il possesso dell’isola. Gli Aragonesi presero l’impegno di tenere distinti i Regni di Sicilia e di Aragona: il Re nominava un luogotenete che in sua assenza avrebbe regnato in Sicilia. Così quando Pietro fu richiamato in Spagna lasciò la luogotenenza ad Alfonso III d’Aragona e dopo questo verrà investito dell’incarico Giacomo II d’Aragona. Quando salirà al trono Giacomo, la luogotenenza del Regno di Sicilia verrà data al’infante Federico III d’Aragona. Gli Aragonesi, in difficoltà in Spagna, cercarono con un accordo con gli angioini una via d’uscita dal conflitto del Vespro, abbandonando così i siciliani e le loro aspettative. In questo contesto il Parlamento Siciliano, riunito al Castello Ursino di Catania, elesse a Re di Sicilia Federico III d’Aragona, molto sensibile alle istanze della Sicilia. Il piano di alleanze fu stravolto: da questo momento i Siciliani continuarono la lotta, sotto la guida di Federico, contro gli Angioini e gli Aragonesi di Spagna del Re Giacomo, che per interessi aveva voltato le spalle sia alla Sicilia che al fratello Federico alleandosi con gli odiati francesi. (continua….)