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Le carte da gioco siciliane: esempio di miscellanea culturale

Le carte da gioco siciliane sono quaranta con quattro semi: Oro, Coppe, Spade e Bastoni. Ci sono tre figure per seme: il Re, il cavallo o "Sceccu" il fante o la donna - Gli assi sono quattro per seme, ma il più rappresentativo è l'asso di bastone che spesso era dipinto nei carretti siciliani con la dicitura vacci lisciu - Nonostante l'avversità che il popolo siciliano dimostra verso i francesi com'è nel proverbiale e intrinseco costume, ne assorbe gli usi e, tra questi, il fascino delle carte da gioco.


 

Dopo la morte dello Stupor Mundi Federico II di Svevia (1250), la Sicilia si trova nuovamente instabile e alla mercede degli espansionisti franchi che, legati al doppio filo papale, invadono l’isola con arrogante imperio. Tuttavia, nonostante l’avversità che il popolo siciliano dimostra verso i francesi com’è nel proverbiale e intrinseco costume, ne assorbe gli usi e, tra questi, il fascino delle carte da gioco. In realtà, in questo periodo storico, il passatempo delle carte era molto costoso poiché la produzione medievale si basava sulla lavorazione artigianale: le carte da gioco erano infatti dipinte a mano su spessa pergamena o su lastre di cuoio e dunque solo la ricca nobiltà o l’alta borghesia poteva possederle. Nel XIV secolo, con l’arrivo in Sicilia di Pietro III d’Aragona inizia il nuovo e lungo corso della dinastia ispanica e i siciliani assorbono come spugne tutto quello che l’arte, le scienze, la filosofia, la politica e il costume offre loro compresi i vizi come la prostituzione e i giochi d’azzardo.

 

Giochi basati sull’uso delle carte che già nel rinascimento sono prodotte in serie per mezzo della xilografia. Gli spagnoli comunque non intaccano molto l’agognata autonomia dei siciliani e anzi molti usi e tradizioni si mescolano tra loro creando una sorta di miscellanea culturale che, ancora oggi si può toccare con mano. E le carte da gioco ne sono un esempio emblematico visto che in Sicilia come pure in Spagna, i semi e le figure sono simili e s’ispirano palesemente all’epopea medievale dei Paladini di Francia. Il re veste come nelle raffigurazioni miniate dell’epoca Carolincia, mentre il cavaliere cavalca un cavallo che sembra più asino non come ironica raffigurazione di un eroe squinternato ma come invece è nella tradizione islamica e cristiana. L’asino rappresenta la cavalcatura dei giusti e degli umili: per l’Islam è il mezzo dello Sceicco che entra umile nella città Santa di Medina (da qui il nome derivato dal siculo provenzale Sceccu in quanto i nobili Sceicchi entravano nelle città conquistate a dorso di un asino); per i cristiani rappresenta l’entrata di Gesù a Gerusalemme. Nella rappresentazione enfatizzata dunque, Orlando il Paladino è il giusto, l’umile servitore del proprio re e di Dio. Il fante o la donna, per l’ambiguità che la contraddistingue, si lega al dolce stil nuovo siciliano e le sue fattezze sono infatti dolci e signorili come quelle di una donna, ma rappresenta un ufficiale minore, più giovane del cavaliere, una sorta di cadetto.

 

Le carte da gioco siciliane sono quaranta con quattro semi: Oro, Coppe, Spade e Bastoni. Ci sono tre figure per seme: il Re, il cavallo o “Sceccu”, il fante o la donna. Gli assi sono quattro per seme, ma il più rappresentativo è l’asso di bastone che spesso era dipinto nei carretti siciliani con la dicitura vacci lisciu. Questa figura aveva un significato specifico che valeva come monito per chi volesse attaccare briga o, come qualcuno sostiene, era associato alla grattarola (grattugia) come una sorta di amuleto contro le corna o gli invidiosi.

Marco Michele Santagati